Iris (recensione film Netflix 2016)

Iris è un film francese diretto dal regista Jalil Lespert.

Incentrato su un sordido intrigo a base di estorsioni, ricatti, tradimenti e strani ménage coniugali, potremmo definirlo come un classico “esperimento” a metà strada fra due popolari sottogeneri: il sottile giallo psicologico e il thriller erotico ad alta tensione…

 

Iris - poster - film - Netflix - recensione - 2016

 

L’ombra di Iris

La trama del film di Lespert ruota attorno a un inquietante crimine metropolitano: quando la moglie di un facoltoso banchiere svanisce improvvisamente nel nulla, una coppia di ruvidi poliziotti parigini viene chiamata a investigare.

Iris-film-Netflix-recensione-Jalil-Lespert-2016Il marito, affranto dal dolore e dilaniato dai rimorsi, non sembra in grado di spiegarsi l’accaduto. Questo, almeno, fino a quando il suo cellulare non inizia a squillare, annunciando la terribile verità: Iris è stata rapita da un poco di buono… se il banchiere ci tiene ad avere la possibilità di riabbracciare l’amata consorte, farà meglio a consegnare una borsa strabordante di contanti all’indirizzo indicato.

Fin qui, nulla di strano.

Ma noi spettatori siamo sempre (o, quanto meno, veniamo intenzionalmente indotti a credere di essere…) un passo avanti rispetto alle indagini delle autorità: perché, in realtà, è stata la stessa Iris a orchestrare il proprio sequestro, con la complicità di un ombroso meccanico sommerso dai debiti.

L’obiettivo della donna è quello di sottrarsi alle continue pressioni del marito, dipinto come un uomo crudele, egoista e ingestibile.

Sesso, noir e vendetta

Uno dei (pochi) punti a favore di questo ingarbugliato film francese, secondo me, ha a che fare con la sua autentica capacità di ribaltare continuamente le carte in tavola, propinandoti una convulsa raffica di rivelazioni e inaspettati colpi di scena.

Iris - film - Romain Duris - Charlotte Le Bon - recensione - Netflix - 2016La sceneggiatura riesce a fare buon uso dei rari spunti narrativi a sua disposizione; peccato che il ritmo di Iris risenta di una morbosità e di una gravità a dir poco estenuanti.

La regia di Lespert, macchinosa, forzata e pastrocchiata ai massimi livelli, riesce a vanificare, in ogni caso, la maggior parte dello sconcerto e del fascino evocati dall’elaborato intreccio del film. Il direttore artistico mira a fare del realismo, dell’introspezione psicologica e della critica sociale i propri fiori all’occhiello; eppure, la vistosa banalità delle sue scelte tecniche (fondate su un ossessionante abuso di primi piani, alternati a una sfilza di penose e soporifere sequenze in soggettiva…) appesantisce la visione e smorza ogni ipotetico impatto emotivo.

Gli attori protagonisti (Romain Duris, Charlotte Le Bon, Camille Cottin e Hélène Barbry, oltre allo stesso Lespert) recitano con tutta la seriosa e compita dignità che, da sempre, contraddistingue la stragrande maggioranza dei prodotti provenienti dal cinema di genere d’oltralpe; mentre le eloquenti scene di sesso contribuiscono, più che altro, a intorbidare ulteriormente l’atmosfera e a far crescere il nostro disagio, ma non ad approfondire quello che sappiamo realmente a proposito dei personaggi e delle loro intricate relazioni.

Iris - film - Netflix - recensione - Charlotte Le Bon - Romain DurisIl finale di Iris, ad ogni modo, artificioso e forzato come gran parte del film, rappresenta forse l’elemento più imbarazzante e sconclusionato di questa nuova produzione originale Netflix.

Per inseguire la sua “edificante” parabola morale, infatti (e accentuare, quasi di sghimbescio, qualsiasi possibile accenno a una tematica “scottante” e ricca di appeal quale potrebbe essere quella della lotta di classe…), Lespert perde completamente di vista il fattore credibilità, a favore di un puerile istinto di rivalsa che, onestamente, a parer mio sa tanto di baggianata senza capo né coda, e molto poco di autentica temerarietà narrativa.

 

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