American Gods – Le nostre prime impressioni sul pilot

Dopo un lungo, lunghissimo periodo d’attesa, la serie tv American Gods ha finalmente avuto modo di debuttare sui nostri schermi in maniera ufficiale.

Ricordiamo che il primo episodio, The Bone Orchard, è disponibile sul servizio streaming Amazon Prime Video.

Devo confessare che il pilot è riuscito a stregarmi in maniera totale e definitiva, dalla splendida sigla d’apertura al “rosseggiante” finale, passando per l’estroversa stravaganza dei personaggi, la suggestiva fotografia e l’elevato livello di fedeltà nei confronti del romanzo originale di Neil Gaiman

 

American Gods - poster - serie tv

 

L’offerta di Wednesday

Gli sceneggiatori della serie sembrano intenzionati a seguire la trama del libro in maniera abbastanza letterale e pedissequa; già a partire da questo febbrile e intensissimo pilot, tuttavia, è possibile intuire la vaga forma di alcune divergenze a cui una catena di eventuali sviluppi futuri potrebbe condurre con lo scorrere dei vari episodi (o addirittura nel corso della prossima stagione, considerando il fatto che lo show è stato preventivamente rinnovato dalla Starz).

Il protagonista di American Gods è Shadow Moon, interpretato dall’attore britannico Ricky Whittle (conosciuto soprattutto per il ruolo di Lincoln nella serie tv The 100).

American Gods - The Bone Orchard - Ricky Whittle- serie tv - recensioneDopo aver scontato la sua condanna in prigione, l’uomo si appresta a uscire di galera e a ricongiungersi con l’amata moglie Laura (Emily Browning, Sucker Punch).

Purtroppo, però, una terribile notizia lo raggiunge a pochissimi giorni dalla conferma del suo rilascio ufficiale: un gravissimo incidente stradale, infatti, ha stroncato tragicamente la vita della sua consorte, lasciando Shadow in preda al dolore e allo shock più totale.

A bordo dell’aereo destinato a ricondurlo a casa (appena in tempo per assistere al funerale di Laura), l’uomo si imbatte in un misterioso individuo di nome Wednesday (Ian McShane, John Wick), un bizzarro imbroglione con un occhio di vetro e un obliquo sorriso sbarazzino.

Lo sconosciuto sembra sapere sul conto di Shadow molto più di quanto non dovrebbe; come se non bastasse, continua a rivolgersi a lui con una familiarità e un tono sornione alquanto sconcertanti.

American Gods - The Bone Orchard - Ian McShane - serie tv - recensioneDopo una breve conversazione, Wednesday si spinge addirittura al punto di rivolgere a Shadow una losca e un po’ bizzarra offerta di lavoro…

Sulle prime il giovane, innervosito e sconvolto, decide di rifiutare.

Ma Wednesday non è il tipo d’uomo disposto a lasciar perdere così in fretta; anzi, più passa il tempo, e più la testa di Shadow comincia a colmarsi di interrogativi inquietanti: e se, in realtà, Wednesday non fosse affatto un uomo comune, nel senso più letterale e prosaico del termine?

E se invece fosse… qualcos’altro?

Le donne di American Gods

In realtà, il pilot di American Gods può contare sul sostegno di uno dei prologhi più squisiti, brutali e frenetici mai visti agli albori di una serie televisiva.

La violenza grafica e la splendida fotografia, contraddistinta da una spiccata predilezione per il colore rosso e dalla affascinanti tonalità surreali, ci aiutano subito a entrare in sintonia con lo spirito della serie, mentre l’accenno al personaggio di Ibis (per il momento a malapena introdotto) sarà sicuramente in grado di strappare un sorriso d’affetto ai fan del libro di Gaiman.

American Gods - The Bone Orchard - Yetide Badaki - serie tv - recensionePer una lunga serie di comprensibili motivazioni, The Bone Orchard sembra anticipare alcuni piccoli eventi narrati all’interno del romanzo, modificando leggermente l’intreccio a favore di una maggiore chiarezza e di un ritmo più sostenuto, coinvolgente e frizzante.

Tempo fa, ricordo che mi capitò di leggere un’intervista rilasciata dai due prolifici creatori della serie, il Bryan Fuller di Hannibal e il Michael Green di Heroes.

Entrambi dichiaravano l’espressa volontà di provare a rafforzare e migliorare i personaggi femminili di American Gods, considerati da molti lettori (compresa la sottoscritta) come l’unica vera nota dolente del romanzo.

Se, per il momento, la figura più complessa e sfuggente (mi riferisco ovviamente a Laura) resta ancora una grossa incognita, possiamo per lo meno apprezzare il lavoro svolto su Bilquis (Yetide Badaki, Sequestered) e Audrey (Betty Gilpin, GLOW). Nell’arco di poche, semplici e suggestive scene, The Bone Orchard riesce a conferire a entrambe le donne un grado di profondità e di importanza tale che, nel romanzo di Gaiman, nessuna delle due si rivela fino alla fine minimamente in grado di eguagliare…

Un leprecauno pazzo di nome Mad

Devo dire che Ricky Whittle, nel ruolo di Shadow, per il momento è riuscito a guadagnarsi tutta la mia stima.

American Gods - The Bone Orchard - Ricky Whittle - Pablo Schreiber - serie tv - recensioneL’attore di Mistresses è abbastanza espressivo da riuscire a riempire agevolmente i numerosi spazi vuoti inerenti alla caratterizzazione del suo personaggio… ma non così tanto espressivo da rischiare in qualche modo di prevaricare questa caratterizzazione, che continua comunque a restare perfettamente in linea con quella racchiusa fra le fitte pagine del romanzo.

Ma l’autentico Re a Sorpresa del pilot di American Gods, per quanto mi riguarda, resta il formidabile Pablo Schreiber, alias l’indimenticabile e indimenticato Pornobaffo di Orange is the New Black. Il suo Mad Sweeney, a mio avviso, riesce a rubare la scena ai colleghi in maniera esilarante e completa, incarnando la nostra idea di “leprecauno svitato e parecchio, parecchio ubriacone” in maniera pressoché perfetta. Auguriamoci solo che il suo personaggio abbia la possibilità di restare in circolazione per molto tempo a venire, e che gli sceneggiatori di American Gods si dimostrino quindi particolarmente clementi e “gentili” nei suoi confronti…

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