Lavender (recensione film 2016)

Lavender è un film horror/thriller diretto da Ed Gass-Donnelly, già regista del chiassoso (e inutilissimo) The Last Exorcism – Liberaci dal male.

A parer mio, il soggetto alla base della sceneggiatura riesce senz’altro a offrire qualche spunto interessante; peccato che l’esecuzione “macchinosa” e infarcita di cliché della messa in scena si riveli tutt’altro che all’altezza della sfida…

 

Lavender - poster - film - 2016

Amnesia

Sotto molti punti di vista, Lavender è un film che si diverte a oscillare fra i generi, senza mai cedere alla tentazione di lasciarsi imbrigliare in questa o quell’altra facile definizione: l’elemento sovrannaturale, ad esempio, si trova a giocare un ruolo ambiguo ed estremamente relativo, mentre il fattore psicologico riveste un’importanza cruciale e determinante.

Lavender - film - Abbie Cornish - 2016 - recensioneLa protagonista è Jane, una moglie e madre di famiglia interpretata dall’attrice gallese Abbie Cornish.

La trama del film inizia a svilupparsi quando, in seguito a un incidente stradale, la donna riporta una grave lesione alla testa; una frattura parziale del cranio che innesca una strana e particolarissima forma di amnesia selettiva.

Dopo essersi sottoposta a una serie di attenti e dettagliati esami clinici, Jane viene a sapere che non è la prima volta che la sua mente viene sottoposta a uno stress del genere: a quanto pare, infatti, un episodio analogo le capitò anche da bambina, in occasione della traumatica scomparsa dei genitori e della sua sorellina Alice.

La nostra eroina (affidata – dopo la tragedia – alle cure di un’affettuosa coppia di genitori adottivi) non rammenta quasi più nulla a proposito della sua famiglia naturale.

Lavender - film - Justin Long - recensione - 2016Una serie di immagini vorticanti e indistinte, qualche sporadico sprazzo di colore, le note stonate di un carillon d’altri tempi: è tutto ciò che le resta, ormai, di quei giorni confusi e distanti… questo, e il ricordo sfocato di una sinistra canzoncina dedicata ai ciuffi di lavanda selvatica.

Eppure, giorno dopo giorno, Jane inizia a sentirsi sempre più oppressa, perseguitata dall’ansia, dai rimorsi e da un turbine di inquietanti manifestazioni extra-sensoriali.

Chi è lo sconosciuto che si diverte a lasciarle in dono tutti quei minuscoli pacchettini dai colori sgargianti, e perché a Jane basta guardare di sfuggita uno di quegli innocui e graziosi pensierini, per avere come l’impressione che la sua psiche sia sul punto di sgretolarsi?

Incoraggiata dal suo psichiatra (Justin Long), Jane decide quindi di tornare a visitare la sua vecchia casa d’infanzia, per cercare di riesumare il passato e restituire al suo presente un po’ d’agognata quiete…

Fuoco freddo

Lavender è un film che, nel complesso, tende a colpire poco e a coinvolgere ancora meno. Probabilmente perché la sceneggiatura manca di una virtù fondamentale – il coraggio – mentre la regia lamenta l’assenza di una caratteristica imprescindibile: la coerenza narrativa.

Lavender - film - Dermot Mulroney - 2016 - recensionePer avere una trama incentrata sul tema della famiglia, dell’affettività e dei ricordi, la pellicola di Gass-Donnelly risente, inoltre, di una straordinaria mancanza di empatia e calore umano.

L’interpretazione “freddina” e poco convinta di Abbie Cornish non fa altro che rafforzare quest’impressione; e dire che, da Paradiso + Inferno a Sucker Punch, mi sono sempre ritrovata ad ammirare le qualità di questa sottovalutata e affascinante attrice britannica, così misconosciuta e così inaspettatamente ricca di potenziale.

Il resto del cast di Lavender (composto essenzialmente da Dermot Mulroney e Diego Klattenhoff) si limita a recitare le battute e a dimenarsi un po’ in giro, senza contribuire attivamente alla riuscita del film, o anche solo alla parziale caratterizzazione dei rispettivi personaggi.

Lavender - film - recensione - 2016A modo suo, Gass-Donnelly riesce a confezionare un paio di scene vagamente misteriose e inquietanti. Le frequenti “assenze” mentali di Jane cominciano presto ad acquisire un timbro violento, drammatico e sospetto, mentre le tonalità allusive e insinuanti della sceneggiatura concorrono a stabilire un clima di crescente paranoia e sospetto.

Ma questo è più o meno tutto, in realtà: neppure le atmosfere nebulose, criptiche e intriganti di Lavender sono in grado di riscattare il ritmo lento e sgranato del film, la pessima qualità del suo intreccio o la desolante povertà della colonna sonora, abbastanza monotona e stridente da costringere più volte lo spettatore a trattenere l’impulso disperato di storcere il viso in una smorfia e digrignare i denti.

 

Se ti è piaciuto Lavender, prova a guardare anche:

Clinical (2017)

Mercy (2016)

Visions (2016)

The Watcher (2016)

 

Lascia un commento

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *