Death Parade (recensione anime 2015)

Che fine fanno le anime dei defunti dopo la morte? In molti hanno cercato di dare una risposta alla domanda che affligge l’umanità da tempo immemore. Death Parade, anime del 2015, scritto e diretto da Yuzuru Tachikawa e prodotto dalla Madhouse (conosciuta già per Kiseiju – L’ospite indesiderato, Black Lagoon, Claymore e molti altri), ha cercato di rispondere in modo del tutto insolito, mettendo a nudo l’oscurità celata nell’animo umano. Non si può dire che riesca del tutto nel suo tentativo di analizzare la psiche delle persone, tuttavia ne è venuta fuori una serie indubbiamente capace di intrattenere e, perché no, anche di far riflettere.

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Death Parade - cover

Primo. I giudici non possono mai smettere di pronunciare verdetti

Death Parade - 1Il Quindecim è un bar situato in un luogo misterioso, e qui approdano i due personaggi su cui è basato il primo episodio di Death Parade. Una moglie e un marito, che poco ricordano del loro passato, si sono ritrovati in questo bar, senza sapere come o perché.

Il barman spiega subito loro la situazione: lui si chiama Decim, e i due appena arrivati dovranno sottoporsi a un gioco in cui la loro stessa vita verrà messa a rischio se vogliono uscire. Senza giocare, è impossibile lasciare il Quindecim.

Anche se scettici, i due freschi sposi decidono di partecipare e vedere cosa succede. Si trovano così costretti a provare una versione macabra e dolorosa del classico gioco delle freccette, in cui ogni colpo andato a segno dell’uno farà provare una fitta di dolore all’altro. Nel frattempo, Decim rimane a guardare, immobile e con lo sguardo impassibile.

Il primo episodio di Death Parade è, insomma, un espediente per scoprire le regole del Quindecim. Il barman non è altro che un giudice, a cui spetta l’ingrato compito di giudicare la anime dei defunti per decidere se permettere loro la reincarnazione o mandarle nel vuoto.

Forse la prima puntata è stata, tra l’altro, una delle più incisive e interessanti, in cui si mostra una psicologia per niente scontata, che lascia con l’amaro in bocca, e in senso assolutamente positivo.

Nella seconda viene introdotta invece quella che è la trama che sorregge l’intera struttura episodica della serie. Si tratta dell’aspetto forse meno riuscito, anche per la mancanza dello spazio necessario, ma comunque di grande impatto.

Secondo. I giudici non possono provare cosa sia la morte

Death Parade ha quindi una struttura maggiormente episodica, con la storia di Decim e della sua aiutante che collegano ogni puntata all’altra. Sebbene siano questi due i protagonisti, in realtà sono presenti molti personaggi, anche se non tutti hanno ricevuto abbastanza spazio per spiccare. Tuttavia, ognuno di loro aveva la sua personalità e il suo piccolo ruolo nella trama principale.

Partiamo dall’aiutante di Decim. L’unica umana che abita in mezzo ai giudici, sebbene solo per un periodo limitato. Non ricorda neanche il proprio nome, si è semplicemente svegliata lì ed è stata affidata come aiutante del barman del Quindecim. Grazie ai suoi sentimenti e alla sua conoscenza della vita e della morte, riesce a vedere ed emettere giudizi completamente differenti da quelli degli altri giudici, e spesso regala anche alcuni spunti di riflessione, non solo per i manichini creati per giudicare, ma anche per gli spettatori stessi.

Decim è invece un giudice da soli cinque anni, che svolge il proprio ruolo con assoluta serietà. Si dimostra tuttavia, fin da subito, diverso dagli altri della sua specie, in quanto rispettoso nei confronti degli esseri umani e delle loro emozioni, emozioni che, spesso, non riesce a comprendere appieno. Non l’ho trovato il personaggio megliDeath Parade - 2o riuscito, sebbene mi sia affezionata subito a lui e abbia apprezzato molto la sua lenta crescita.

Nona è stata la mia preferita in assoluto della serie. Sembra aver compreso l’animo umano molto meglio di chiunque altro, ed è, di fatto, la colonna portante della trama principale. Un personaggio dalle diverse sfaccettature, difficile da comprendere del tutto, misteriosa e interessante.

Degli altri personaggi non saprei bene cosa dire. Ho trovato meglio riusciti alcuni ospiti dei vari episodi piuttosto che i personaggi principali. Fra i più interessanti e dalla psicologia più complessa è stato, a parer mio, Tatsumi, un detective dalla morale alquanto bizzarra. Le due puntate a lui dedicate, tra l’altro, sono state fra le mie preferite dell’intera serie.

Il character design era comunque niente male, i personaggi erano tutti originali e ben distinguibili. Non ho però adorato i disegni, al contrario invece della colonna sonora, a opera di Yuuki Hayashi, che oltre a essere azzeccata, vanta dei brani davvero emozionanti, che regalano quel tocco di profondità in più all’intera serie. Bellissima e orecchiabile anche la opening, Flayers dei Bradio, con un’atmosfera festosa, in netto contrasto con l’anima della serie stessa.

Terzo. I giudici non possono conoscere le emozioni

Death Parade - 3Lo scopo di Death Parade è quello di interrogarsi sulla natura umana. Insieme a Decim ci troveremo a osservare le reazioni delle persone messe alle strette. Di fronte alla paura di perdere la vita o alla brutalità dei giochi a cui vengono sottoposte, le persone tendono a mostrare l’oscurità che si cela nel loro animo.

Quello su cui l’anime mi ha fatto maggiormente riflettere è che, spesso, dietro un’azione apparentemente disumana e orribile, c’è sempre una motivazione forte. Perfino dietro un omicidio c’è la storia terribile di una persona che stava semplicemente soffrendo troppo. Allo stesso modo, Death Parade mostra ciò che qualcuno è disposto a fare, quanto si è disposti a sacrificare per le persone a cui si tiene davvero, e quanto alcuni invece non siano capaci di fidarsi di nessuno. Ovviamente sorgono anche dei dubbi, fin dall’inizio, sul metodo utilizzato per giudicare le anime dei defunti.

Insomma, di sicuro è un anime che fa riflettere e anche parecchio, e per cui ho speso più di qualche lacrimuccia. Nonostante questo, non sempre l’analisi psicologica che riserva ai personaggi mi è sembrata azzeccata. Alcune situazioni o azioni mi sono sembrate un po’ esagerate, oppure seguite da un comportamento poco coerente.

Ad ogni modo, se ancora non ne avete avuto l’opportunità, vi consiglio vivamente di guardarlo: i suoi dodici episodi finiscono in un lampo e, che vi piaccia o no, non potrete non avere degli spunti su cui riflettere una volta finito.

Se ti è piaciuto Death Parade, potresti considerare l’idea di guardare anche:

Terror in Resonance

Subete ga F ni naru

Psycho Pass

Kiseiju – L’ospite indesiderato

Death Note

Gantz:O

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2 Risposte

  1. marzo 22, 2017

    […] Death Parade […]

  2. marzo 22, 2017

    […] Death Parade […]

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