The Man in The High Castle – Stagioni 1 e 2 (recensione serie tv)

The Man in The High Castle è una serie drammatica/fantascientifica prodotta dagli Amazon Studios.

Basato sull’omonimo romanzo scritto dall’autore americano Philip K. Dick, lo show è ambientato in un universo alternativo al nostro; una tetra e brutale realtà in cui gli Alleati hanno perso la guerra, e l’Asse è riuscita a impossessarsi di gran parte del mondo conosciuto.

Le prime due stagioni sono disponibili, al gran completo, sul servizio streaming Amazon Prime Video

The Man in The High Castle - poster - serie tv - Juliana - Alexa Davos

 

La Svastica sul Sole

In Italia, il romanzo di Dick è stato pubblicato dalla casa editrice Fanucci, sotto l’eloquente titolo de La Svastica sul Sole.

Si tratta di un romanzo “corale” dai risvolti morali, etici e tematici molto forti, particolarmente valido dal punto di vista della costruzione dell’ambientazione e del contesto geo/socio/economico-politico.

The Man in The High Castle - serie tv - Rufus Sewell - recensioneLa serie tv di Amazon riesce a riproporne fedelmente parecchi aspetti, a cominciare dall’inquietante premessa: vi siete mai soffermati a pensare, anche solo per un momento, a cosa sarebbe accaduto se il sanguinoso Reich del terrore di Adolf Hitler non fosse mai collassato? Se fossero stati i tedeschi a sviluppare per primi la bomba a idrogeno, e a sganciarne una sui tetti di Washington nel pieno del conflitto mondiale?

Nell’universo alternativo immaginato da Dick, sono stati proprio i nazisti a vincere la guerra, per poi spartirsi gli Stati Uniti come se si trattasse di una bistecca dal taglio particolarmente saporito e succoso.

The Man in The High Castle mostra, fin nel dettaglio, le conseguenze di questa spaventosa e arbitraria lacerazione: a est degli Stati Uniti, i tedeschi instaurano un potente e oppressivo protettorato nazista; i giapponesi, invece, riescono a occupare le coste del Pacifico, sottomettendo la popolazione civile e annettendo l’area all’interno del loro vasto Impero coloniale.

La Cavalletta Non Si Alzerà Più

The Man in The High Castle è una serie che si propone di perseguire molteplici punti di vista e innumerevoli prospettive. I personaggi sono, per forza di cose, estremamente numerosi; la maggior parte di loro proviene direttamente dal romanzo originale, ma l’ideatore Frank Spotnitz ha pensato bene di inserire all’interno della sceneggiatura anche una manciata di comprimari del tutto originali.

The Man in The High Castle - serie tv - Alexa Davos - recensioneLa protagonista della serie è Juliana Crain, una giovane donna americana interpretata dall’attrice Alexa Davalos.

Juliana vive a San Francisco, sotto il duro regime giapponese. Divide un minuscolo appartamento con il fidanzato Frank (Rupert Evans) e studia arti marziali, sforzandosi di tenere un profilo basso e di non irritare eccessivamente la delicata sensibilità della Kempitai, la polizia militare incaricata di proteggere i diritti della popolazione giapponese e assicurarsi che gli americani non abbiano mai a rialzare la testa dal loro stato di evidente sottomissione.

Le cose, per Juliana, iniziano a precipitare il giorno in cui riceve in consegna un preziosissimo filmato destinato a sua sorella, misteriosamente invischiata con il movimento di Resistenza. Il titolo scritto sull’etichetta è: La Cavalletta Non Si Alzerà Più.

The Man in The Hig Castle - Luke Kleintank - serie tv - recensioneJuliana non può saperlo (non ancora, almeno…) ma Hitler in persona ha messo gli occhi su quel film, apparentemente girato da un artista sconosciuto che si fa chiamare l’Uomo nell’Alto Castello. Il Nemico Numero Uno dello Stato, dal momento che i suoi inspiegabili cinegiornali mostrano avvenimenti, personaggi e situazioni che sembrano svolgersi in un mondo estremamente simile a quello in cui vivono i personaggi della serie… e che, tuttavia, non può assolutamente essere lo stesso.

In questo luogo, infatti, la bandiera a stelle e strisce sventola ancora; Kennedy è il Presidente, la città distrutta dai bombardamenti si chiama Nagasaki, e le ceneri del brutale Impero del Fuhrer hanno finito col disperdersi al vento da molto, molto tempo…

La nostra società allo specchio

Nell’arco della prima stagione di The Man in The High Castle, il sentiero di Juliana finirà con l’incrociare quello di moltissimi altri personaggi determinanti.

Fra questi, vale senz’altro la pena di citare Joe Blake (Luke Kleintank), una spia che riuscirà a farsi molta strada nel cuore di Juliana; il Ministro del Commercio giapponese Nobusuke Tagomi (Cary-Hiroyuki Tagawa), una figura paterna saggia, accorta e indispensabile, e lo spietato  Obergruppenführer John Smith (Rufus Sewell), uno zelante soldato al servizio del Reich.

The Man in The High Castle - serie tv - Cary-Hiroyuki Tagawa - recensioneIn questa prima fase, tenete presente, la sceneggiatura tende a mostrarsi molto criptica, insidiosa e sottile; ciascun episodio contribuirà ad aggiungere un fondamentale tassello, nell’ottica dell’intreccio complessivo, eppure vi assicuro che farete fatica a seguire le millemila minuzie e svolte della trama.

The Man in The High Castle, infatti, è quel tipo di serie che richiede, da parte dello spettatore, una massiccia dose di abnegazione, oltre che la vostra massima capacità di concentrazione.

Le suggestive atmosfere, la fotografia elegante, la scenografia imponente, la cura certosina per i costumi, le acconciature, l’arredamento e il trucco, facilitano enormemente il compito di immergersi e lasciarsi risucchiare dall’impressionante messa in scena escogitata da Spotnitz, questo sì.

The Man in The High Castle - DJ Qualls - serie tv - recensioneState in guardia, però: se vi aspettate mirabolanti effetti speciali, azioni rocambolesche e fulminanti colpi di scena, rischierete di restare a bocca asciutta… in un primo momento, almeno.

Tenete presente che The Man in The High Castle non è una serie distopica come la maggior parte delle altre; non è una disordinata accozzaglia di effetti speciali, esplosioni e gesta eroiche improvvisate dell’ultimo minuto. Anzi: bisognerà aspettare fino alla metà della seconda stagione per riuscire a ottenere le prime, agognate risposte, e lasciarsi finalmente travolgere dalle implicazioni portate in dono da un’abbondante e gradita infiltrazione di elementi di natura fantascientifica

Il Nuovo Mondo

Se avete letto il libro di Dick, credo che apprezzerete senz’altro il lavoro svolto da Spotnitz e dal suo team di sceneggiatori.

Sono convinta che riuscirete a farvi ipnotizzare da questa sobria e affascinante serie tv in meno che non si dica.

Per tutti gli altri, forse, ci vorrà un po’ di più… ma l’esito finale sarà presumibilmente lo stesso.

The Man in The High Castle - serie tv - Rupert EvansPer quanto mi riguarda, confesserò di avere amato soprattutto la seconda stagione, che è riuscita a intrigarmi e a sciogliere ogni mio vago residuo di scetticismo residuo.

Le tematiche affrontate, più attuali e vitali che mai, sono riuscite a farmi scorrere un lungo brivido gelido d’apprensione lungo la schiena. La progressiva cancellazione di ogni semplicistica linea di confine fra “giusto” e “sbagliato”, “bene” e “male”, “buoni” e “cattivi”, è bastata a modificare la mia stessa concezione di questi arbitrari (e forse, perfino futili…) aggettivi… nonché della storia, ossia di quell’effimera e ambigua versione di “verità” che i vincitori, di volta in volta, decidono di voler imporre ai posteri.

Soprattutto, ho provato un crescente, inaspettato, travolgente e appassionato slancio di empatia nei confronti di Juliana – un personaggio meraviglioso, forte ed emblematico che sembra destinato a crescere, un sorprendente episodio alla volta, assieme alle notevoli doti recitative della sua interprete.

 

Se ti è piaciuto The Man in The High Castle, prova a guardare anche:

Westworld – Dove Tutto è Concesso

Black Mirror

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7 Risposte

  1. Katerina ha detto:

    La iniziai ai tempi, e ne ammirai il setting e i valori di produzione. Ora dovrei proprio recuperarla con criterio *^*

    • Sophie Sophie ha detto:

      Ne vale la pena, secondo me, Kate… come ambientazione e atmosfere è davvero insuperabile, un adattamento del libro (quasi) perfetto. Dalla seconda stagione in poi, secondo me, comincia a ingranare anche dal punto di vista del coinvolgimento emotivo! ;D

  1. marzo 8, 2017

    […] The Man in The High Castle […]

  2. marzo 8, 2017

    […] leggere QUI la recensione […]

  3. marzo 15, 2017

    […] cui Doris affronta per la prima volta il suo egocentrico e pusillanime fratello Todd (Stephen Root, The Man in the High Castle), ad esempio, riesce a sfiorare insolite corde nel cuore dello spettatore; mentre sono soprattutto […]

  4. marzo 30, 2017

    […] colleghe Gigi (Bella Heathcote, The Man in the High Castle) e  Sarah (Abbey Lee, La Festa Prima delle Festa), ad esempio, sembrano ossessionate dall’idea […]

  5. maggio 6, 2017

    […] L’anticonformista Nell (Ellen Page, Tallulah) e l’introversa Eva (Evan Rachel Wood, Westworld – Dove Tutto E’ Concesso) vivono in un’isolata e accogliente cascina nelle profondità del bosco, insieme al loro amorevole padre, il mite Robert (Callum Keith Rennie, The Man in the High Castle). […]

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