My All American (recensione film 2015)

My All American è un dramma sportivo scritto e diretto dallo sceneggiatore americano Angelo Pizzo.

Il film è un sentito (e completamente acritico) inno d’amore al gioco del football americano.

La trama ripercorre la vera storia del campione Freddie Steinmark, il fenomenale giocatore che, nel corso di un’indimenticabile stagione al termine degli anni ’60, riuscì a regalare una preziosa vittoria alla sua squadra, i Longhorns dell’Università del Texas…

 

My All American - poster - film - 2015

 

My All American: l’impervio sentiero del Re dei Difensori…

My All American, come la maggior parte dei film biografici, tende a concentrare l’attenzione soprattutto su un particolare aspetto della vita del suo protagonista.

My All American - film - Finn Wittrock - 2015 - recensioneFinn Wittrock (un volto noto della popolare serie tv American Horror Story) interpreta Freddie, un giovanotto del Colorado dall’indole ottimista e i modi gentili. La sua grande passione è il football, uno sport verso il quale i suoi genitori hanno cercato di indirizzarlo fin da quando era ancora un infante. Il ragazzo non sogna altro che di poter giocare come professionista presso uno dei più grandi team del Paese, possibilmente portando con se’ l’amata fidanzatina del liceo Linda (Sarah Bolger, Emelie) e rendendo fieri i suoi bravi concittadini.

Peccato che le modeste condizioni economiche della sua famiglia non gli permettano di accedere ai prestigiosi istituti universitari in grado di garantirgli un’efficace scalata verso il successo.

My All American - film - Aaron Eckhart - recensioneI talent scout, infatti, poco lungimiranti e accecati dalle apparenze, non si dimostrano particolarmente interessati a offrirgli una borsa di studio. Questo perché Freddie, giocatore agile e scattante, viene considerato troppo esile e bassino, per gli standard solitamente perseguiti dalle grandi squadre.

Nonostante i primi rifiuti, Freddie decide di non arrendersi. Al contrario: da quel momento in poi, il giovane inizierà ad allenarsi con rinnovato vigore, determinato a dimostrare il suo valore agli occhi del mondo.

Sarà Darrell Royal (Aaron Eckhart), Coach dei Longhorns del Texas, il primo a decidere di concedergli un’occasione, assegnando a Freddie un prezioso posto in squadra e spronandolo a perseverare nonostante le mille difficoltà che si staglieranno sulla sua strada…

Destra e sinistra

A questo punto, tengo molto a fare una premessa.

Nonostante le (innumerevoli) critiche che seguiranno, nel corso di questa nostra recensione, resto convinta del fatto che la storia di Freddie Steinmark incarni un grande valore positivo.

My All American - film - recensione - 2015Il film di Pizzo fornisce di lui un ritratto lusinghiero, immortalando l’ex giocatore dei Longhorns con tutto il rispetto, l’affetto e la devozione dovuti a un personaggio del suo calibro. Il ragazzo che non si arrendeva mai; un uomo coraggioso e solare, pieno di calore, di umanità, di gioia e amore per la vita: un autentico eroe americano, insomma, pronto a compiere qualsiasi sacrificio e a sopportare qualunque sofferenza, pur di raggiungere il traguardo.

My All American, d’altro canto, è un film terribile: non credo esista un aggettivo più calzante per definirlo, soprattutto quando la sceneggiatura rappresenta, di per sé, un impacciato e goffo tentativo di riportare in auge un’ampia porzione di abominevole e stoica propaganda repubblicana.

Freddie viene descritto, fin dal primo momento, come una sorta di improbabile e onnisciente chierichetto: l’archetipo del “golden boy” altruista e generoso, bello e popolare, bravissimo nello sport e negli studi, ubbidiente e ricco di timor di Dio. La scena in cui vediamo Wittrock apparire in sovrimpressione, inginocchiato e pronto a ricevere la comunione, mentre sullo sfondo campeggiano i titoli inneggianti ai suoi più recenti e mirabolanti successi sportivi… be’, limitarsi a dire che immagini così si commentano da sole, equivarrebbe forse ad auto-censurarsi.

My All American - film - 2015Parliamo allora della scena in cui Bobby (Rett Terrell), un amico e collega di Freddie, viene a sapere che suo fratello ha appena perso la vita in Vietnam. La reazione spontanea del giovane è quella di sfogare la sua furia contro un gruppo di manifestanti per la pace (?!).

Bobby, infatti, si scaglia contro di loro e prende a strappare i manifesti, pronto a saltare alla gola di chiunque provi a sostenere che la guerra è una mietitrice. Lo vediamo alzare i pugni, dimenarsi, sempre più invaso dall’indignazione e da un religioso senso di furor sacro. Le sue azioni sembrano incoraggiare un’associazione di idee ben precisa: “Ecco, vedete” – pare bisbigliare una vocina insidiosa – “Mentre questi fricchettoni coi capelli lunghi se ne stanno qui a disegnare arcobaleni, cantare canzoni e sballarsi fino a scoppiare, i bravi ragazzi americani attraversano l’oceano e vanno a immolarsi per la patria. Prendetevela con questi vigliacchi (perché i pacifisti con le ghirlande intorno al collo e le infradito ai piedi sono il nemico, l’autentica rovina di questo Paese, lo sappiamo tutti…) e non con i governanti che ce li hanno mandati. Mai con loro, che Dio ce ne scampi!”

Ricordiamo che Angelo Pizzo ha scritto il film in prima persona. Stiamo parlando dello stesso “tizio” che ha collaborato alla sceneggiatura di Bleed: Più forte del destino, il film dedicato al pugile Vinny Pazienza, in uscita nelle nostre sale il prossimo 8 marzo. Se tanto mi dà tanto, ragazzi, non credo che ci troveremo al cospetto di una pellicola dai toni o le intenzioni particolarmente illuminate e sovversive…

Un film lastricato di buone intenzioni

Ogni volta che cerca di farsi passare per sedicenne, Finn Wittrock (classe ’84) finisce col fare una figura molta più grama e triste del dovuto.

In realtà, la sua interpretazione – come quella di Eckhart – risulta abbastanza passabile; col sostegno di una sceneggiatura monocromatica e piatta come quella firmata da Pizzo, non credo che l’attore (recentemente visto anche in La La Land) avrebbe potuto comunque aspirare a dare molto di più.

My All American - film - Finn Wittrock - Sarah Bolger - 2015L’umanità dei personaggi, nel complesso, risulta pesantemente penalizzata dalla totale assenza di sfumature. Per logica conseguenza, le relazioni fra i personaggi mancano di spessore e credibilità. Come se non bastasse, le parti del film dedicate al gioco del football peccano di una presunzione e una ridondanza assurde, instupidendo lo spettatore a furia di tecnicismi astrusi.

Nelle mani di un altro regista, forse, My All American avrebbe potuto ambire a diventare un film completamente diverso. Perfino uno in grado di rendere giustizia all’uomo che riuscì a conquistare il trofeo del leggendario Campionato Nazionale del ’69, magari.

Stando così le cose, invece, non posso che sconsigliarne la visione, se non ai fan più incalliti e infervorati dei film a tema sportivo…

Se ti è piaciuto My All American, prova a guardare anche:

Sully (2016)

 

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Una risposta

  1. marzo 6, 2017

    […] My All American (2015) […]

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