Gantz:O (recensione film 2016)

Da non molto tempo, Netflix ha aggiunto nel suo catalogo un film d’animazione giapponese, realizzato interamente in computer grafica 3D, intitolato Gantz:O. Per chi non lo conoscesse, Gantz è originariamente un manga di Hiroya Oku, cominciato nel 2000 e terminato solo nel 2013. Il film fantascientifico in 3DGC, diretto da Yasushi Kawamura e prodotto da Digital Frontier, copre un arco narrativo ristretto dell’opera originale, più precisamente gli avvenimenti accaduti a Osaka.

Gantz:O - cover

Gantz

Gantz:O_1Le aree di Tokyo e Osaka sono state attaccate da creature di varia natura. Gli unici in grado di fermarle sono degli individui misteriosi abbigliati con delle tute nere attillate e armati di pistole hi-tech e armi di vario genere. Gantz:O si apre mostrandoci una creatura dotata di corna, in piedi in mezzo a un mucchio di macchine distrutte.

A combatterla sembrano essere rimasti solo in due: una donna non troppo capace e un uomo dalla grande abilità. Lui però muore poco dopo aver sconfitto la creatura, lasciando la squadra orfana del suo membro più forte.

Subito dopo, ci troviamo davanti Kato, un semplice ragazzo in attesa alla stazione per tornare a casa dal fratellino minore. Per aiutare un estraneo durante l’attacco di un pazzo assassino, finisce per morire pugnalato. Eppure, si risveglia in una stanza semivuota, assieme ad altre quattro persone: la donna già vista all’inizio, Reika, un vecchietto, un ragazzino e un altro nuovo arrivato.

Gli viene spiegato che ha ricevuto un’altra possibilità e che, tramite un gioco, può tornare a vivere in tutta normalità. Insieme alla squadra, viene mandato in missione in una delle zone attaccate dalle creature, dove dovrà uccidere il Boss per terminare il compito e ricevere dei punti. Al raggiungimento dei cento punti, può scegliere, fra le altre opzioni, di riacquistare la libertà.

Ad assegnare queste missioni è una strana sfera di grandi dimensioni, denominata Gantz. Dopo pochi minuti dall’arrivo di Kato, la sua squadra viene mandata a Osaka, dove è ambientato praticamente il novanta per cento del film.

Immagini spettacolari

L’aspetto meglio riuscito di Gantz:O è, senza ombra di dubbio, la realizzazione tecnica. Le animazioni sono un qualcosa di spettacolare. In alcuni momenti, le scene e i volti dei personaggi erano talmente dettagliati da sembrare quasi un film in live action.

Questo particolare non può che giovare a un film dedicato soprattutto all’azione e ai combattimenti. Ne sono venute fuori delle scene dal grande impatto visivo, con delle animazioni eccellenti, piene di adrenalina e convincenti. Se, quindi, siete alla ricerca dell’azione, se amate vedere delle scene di combattimenti a base di mostri e armi tecnologicamente avanzate, allora Gantz:O è il film che fa per voi.

Tuttavia, data la quantità enorme di battaglie e incontri, il lato narrativo ne risente parecchio. Soltanto la prima mezz’ora è dedicata a questo aspetto, con una presentazione dei personaggi un po’ affrettata e una veloce ma efficiente spiegazione di quanto sta succedendo.Gantz:O_2

I personaggi non sono particolarmente originali o ben caratterizzati. Ognuno di loro ha due o tre caratteristiche analizzate in modo abbastanza superficiale. Alcuni subiscono una certa crescita, sebbene risulti un po’ affrettata e campata per aria. Ho trovato parecchio incerta soprattutto Anzu e il legame forte che instaura con Kato circa cinque minuti dopo averlo incontrato.

Altri personaggi erano appena abbozzati, come il giovane Nishi o il vecchio Suzuki.

Un videogioco mancato

Gantz:O_3Una particolarità di Gantz:O è il suo stile un po’ da videogame, non solo per via delle meccaniche del gioco in cui vengono coinvolti i protagonisti, ma anche per il modo in cui vengono sviluppate le tematiche. Queste sono infatti abbastanza semplici e sviluppate in maniera ingenua per lasciar spazio ai combattimenti e all’azione. Il che è un peccato, sotto un certo punto di vista, perché in realtà ha delle buone basi di partenza, ma alla fine si è preferito concentrarsi più sulla spettacolarità delle scene che sulla profondità della narrazione o dei temi affrontati.

Tutto questo però non significa che non sia apprezzabile. Certo, non è un capolavoro, ma per passare un’ora e mezza in compagnia di mostri dal design anche abbastanza interessante e un po’ di sani combattimenti in stile hi-tech è sicuramente un’ottima scelta.

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The Great Wall

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