Sword of Destiny (recensione film Netflix 2016)

Crouching Tiger, Hidden Dragon: Sword of Destiny è il sequel de La Tigre e il Dragone, il film vincitore del Premio Oscar per il Miglior Film Straniero nel 2001.

Al posto di Ang Lee, troviamo stavolta in sedia di regia il coreografo “veterano” Yuen Wo Ping; vale a dire l’uomo che ha orchestrato, fra le altre cose, gli acrobatici combattimenti che ci hanno fatto sgranare gli occhi in film come Matrix, Kill Bill, La Tigre e il Dragone e Danny The Dog.

Interpretato dalla meravigliosa attrice cinese Michelle Yeoh (Morgan), Sword of Destiny è stato distribuito in Italia (e in gran parte del resto del mondo) su Netflix

 

Sword of Destiny - poster - film - Netflix - recensione

 

Il destino di Shu Lien

La sceneggiatura di Sword of Destiny si basa sul romanzo wuxia Iron Knight, Silver Vase di Wang Dulu. Il libro rappresenta il quinto atto della cosiddetta “pentalogia Crane-Iron”, nonché il sequel diretto della più famosa opera dell’autore cinese in questione, Crouching Tiger, Hidden Dragon.

Sword of Destiny - Michelle Yeoh - film - Netflix - recensione - 2016La trama torna a concentrarsi sulle avventure della saggia e coraggiosa Maestra Shu Lien (Michelle Yeoh), e sulle sorti dell’arma leggendaria che abbiamo imparato a conoscere nell’arco del primo film: la potentissima e invincibile Spada del Destino.

All’inizio di Sword of Destiny veniamo a sapere che, dopo la morte dell’amato Li Mu Bai, la nostra eroina ha deciso di isolarsi dal resto del mondo e di cercare un po’ di serenità attraverso tre pratiche assai consolidate: solitudine, silenzio e meditazione.

Quando il giovane Te (Gary Young), figlio del vecchio mentore e amico di Shu Lien, la informa della recente scomparsa del padre, la donna si accinge tuttavia a interrompere il proprio eremitaggio, per recarsi presso la dimora della nobile dinastia e rendere omaggio al caro estinto.

Sword of Destiny - Donnie Yen- film - Netflix - recensione - 2016Una volta giunta a destinazione, tuttavia, scoprirà che le mire dei malvagi non si sono dissipate assieme ai resti della perfida Volpe di Giada, e che il signore della guerra Hades Dai (Jason Scott Lee) desidera mettere le mani sulla Spada del Destino sopra ogni cosa. Pur di ottenerla, il guerriero sarebbe disposto a compiere qualsiasi follia… persino se questo comportasse il rischio di scatenare un autentico bagno di sangue nei cortili della rispettabile Casata Te.

Con l’aiuto del potente spadaccino Silent Wolf (Donnie Yen), della misteriosa combattente Snow Vase (Natasha Liu Bordizzo) e di un gruppo di eccentrici paladini dediti all’antica e onorevole “Via del Ferro”, Shu Lien tornerà quindi ad abbracciare la causa della giustizia, decisa a fare tutto ciò che è in suo potere per cercare di arrestare la tragica carneficina…

Chi di spada ferisce…

Affrontiamo il problema di petto, e diciamo subito le cose come stanno: no, Sword of Destiny non è un film all’altezza del suo illustre e osannato predecessore.

Sword of Destiny - Jason Scott Lee - film - Netflix - recensioneDal punto di vista narrativo, tanto per cominciare, la trama echeggia un po’ troppo quella del primo film… solo in versione semplificata (a beneficio del distratto pubblico occidentale, con ogni probabilità) e con un tocco di epica drammaticità in meno.

Inoltre, per quanto sia sempre un piacere ritrovare il volto arguto, affascinante e familiare di Michelle Yeoh all’interno di un movimentato e spettacolare film wuxia, non si può certo affermare che questa sia una delle sue interpretazioni più riuscite.

Le coreografie di Yuen Wo Ping risultano spettacolari e ipnotiche come sempre, nessun dubbio al riguardo. Eppure, movenze e acrobazie che ne La Tigre e il Dragone riuscivano ad assumere una valenza lirica, oserei dire quasi poetica, in Sword of Destiny riescono a rivelarsi semplicemente per quello che sono: scene divertenti, sequenze intriganti, elaborati balletti concepiti con il solo e unico scopo di appagare l’occhio e distrarre la mente. Un po’ lo stesso discorso che vale per l’avvincente – e, tutto sommato, abbastanza frivolo – The Great Wall di Zhang Yimou, recensito pochi giorni addietro.

Sword of Destiny - Natasha Liu Bordizzo - film - Netflix - recensioneNiente di tutto questo basta a implicare, naturalmente, che Sword of Destiny debba per forza essere un film da dimenticare o, addirittura, da sconsigliare a spada tratta.

Anzi: in realtà, ho avuto personalmente modo di apprezzare questo scanzonato e simpaticissimo wuxia, strutturato come un blockbuster hollywoodiano e girato all’insegna di un sobrio e impeccabile gusto per il rocambolesco, l’azione e l’avventura.

Se amate i film per ragazzi, il fantasy e le pellicole “di cappa e di spada”, vi consiglio di recuperare Sword of Destiny senza alcun indugio.

Attenzione, però: è possibile che i fan più sfegatati de La Tigre e il Dragone si ritrovino, invece, di fronte alla concreta necessità di inghiottire un boccone amaro…

 

Altri Film Originali Netflix recensiti:

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5 Risposte

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  4. marzo 20, 2017

    […] sacri” del calibro di Jennifer Jason Leigh (The Hateful 8), Brian Cox (Autopsy) o Michelle Yeoh (Sword of Destiny), bisogna tenere in considerazione il fatto che Scott aveva a sua completa disposizione un piccolo […]

  5. marzo 25, 2017

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