La Festa delle Fidanzate (recensione film Netflix 2017)

La Festa delle Fidanzate è uno strano, piccolo film indipendente diretto dal regista Michael Paul Stephenson. Distribuito in Italia (e nel resto del mondo) grazie a Netflix, segue le tragicomiche avventure di Ray, un malinconico scrittore interpretato da Bob Odenkirk, già protagonista della popolare serie tv Better Call Saul

 

La Festa delle Fidanzate - poster - film - Netflix - 2017

 

Un indimenticabile biglietto d’auguri

La Festa delle Fidanzate - film - Bob Odenkirk - Netflix - 2017Quando sentiamo pronunciare la parola “autore”, la nostra mente tende ad associarle, in maniera quasi del tutto automatica, l’idea di un romanzo, un saggio o una raccolta di poesie. In pochi ci soffermiamo a pensare al fatto che, in realtà, anche i biglietti d’auguri, in vendita presso le grandi catene o le piccole cartolibrerie di paese, segretamente portano la firma di qualcuno. La Festa delle Fidanzate può essere considerato, in un certo senso, come una sorta di sentito omaggio dedicato a questi anonimi e intraprendenti scrittori. Il protagonista del film, Ray, appartiene per l’appunto a questa eccentrica e sottovalutatissima categoria.

Dopo essere stato licenziato dal suo vecchio datore di lavoro (a causa di un grave blocco creativo che gli impedisce di partorire un’idea decente da almeno tre anni a questa parte…), l’uomo cerca di rimettersi in pista, approfittando di un bizzarro concorso indetto dal Governatore in persona: il regolamento impone la stesura del biglietto d’auguri perfetto in onore della cosiddetta Festa delle Fidanzate, un’inedita ricorrenza creata ad hoc per cercare di conferire nuovo slancio a un settore produttivo ormai con l’acqua alla gola.

La Festa delle Fidanzate - film - June Diane Raphael - NetflixIntorno a questa festività aleggia uno smodato (e, secondo me, abbastanza inspiegabile…) interesse; molti loschi personaggi sembrano ossessionati dal lavoro di Ray, e continuano a fargli pressioni affinché consegni al più presto il più stupefacente biglietto romantico che sia mai stato scritto. Peccato che il poveretto abbia perso il suo smalto, e stia gradualmente smerrendo la fede che riponeva nel mistico potere dell’amore… probabilmente perché non è mai stato in grado di superare il fatto che sua moglie, Karen (June Diane Raphael, l’inimitabile Brianna della serie tv Grace and Frankie) abbia deciso di lasciarlo per andare a vivere con un altro uomo.

Riuscirà l’incontro con l’adorabile e vivace Jill (Amber Tamblyn, The Grudge 2) a restituire a Ray un pizzico del coraggio, della voglia di vivere e della sana “follia” creativa di un tempo?

Bob Odenkirk, Paladino Nostalgico

Malgrado le buone intenzioni di Michael Paul Stephenson, trovo che La Festa delle Fidanzate possa essere descritto solo come un film “fiacco” e abbastanza deludente.

Tanto per cominciare, la sceneggiatura non si rivela assolutamente all’altezza delle sue eccentriche premesse. I toni della pellicola cercano di mantenersi in (precario) equilibrio fra dramma e commedia, mixando peraltro all’interno del plot una serie di situazioni e personaggi tipici del genere noir (vedi l’improbabile Vedova Allegra interpretata da Natasha Lyonne, o il manesco detective Miller interpretato da Kevin O’Grady). Anzi, da un certo punto di vista, La Festa delle Fidanzate potrebbe addirittura essere interpretato come una sorta di parodia, con Odenkirk nei panni del cinico anti-eroe disilluso dalla vita, e la Tamblyn in quelli dell’innocente giovinetta da salvare.

Ma le svolte surreali della trama tendono a mettere a repentaglio anche questa improvvisata chiave di lettura, costringendo noi spettatori a porci, ancora e sempre più insistentemente, la fatidica domanda da evitare a ogni costo: perché, esattamente, sta succedendo tutto questo, e cosa mai – in nome del Creato – dovrebbe importare a noi poveri disgraziati in attesa dall’altra parte dello schermo?

La discreta interpretazione di Odenkirk non basta, a parer mio, a riscattare la penosa assenza di personalità di cui soffre il film. In fondo, La Festa delle Fidanzate dura poco più di sessanta minuti; a visione ultimata, non riesco a fare a meno di pensare che avrebbe potuto durare anche meno della metà, considerando l’estrema fumosità delle sue tematiche e la straordinaria inconsistenza dei suoi personaggi.

La Festa delle Fidanzate - film - Bob Odenkirk e Amber TamblynHo ragione di ritenere, tuttavia, che il film di Stephenson abbia qualche possibilità di farsi apprezzare da un pubblico dai connotati completamente differenti dai miei.

Spettatori dall’animo malinconico, o particolarmente soggetti alla vena nostalgica, potrebbero (ad esempio) riconoscere in Ray uno spirito affine e sentirsi invogliati a seguire le sue gesta.

Odenkirk, dal canto suo, è abbastanza in gamba da conferire al suo personaggio un significativo livello di calore, umanità e verosimiglianza. Un tris di qualità che non dovrebbe sorprenderci; soprattutto considerando il fatto che la sceneggiatura de La Festa delle Fidanzate è nata, dopotutto, proprio da una collaborazione dell’attore americano con gli autori Eric Hoffman e Philip Zlotorynski

 

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