Teenage Cocktail (recensione film 2016)

Teenage Cocktail è un film “thriller” diretto dal regista John Carchietta.

Considero le virgolette un obbligo morale, dal momento che la componente adrenalinica si concentra negli ultimi venti minuti di pellicola.

Per il resto, Teenage Cocktail può essere descritto come un classico dramma adolescenziale, condito dalla solita salsa a base di bumba, droga e sesso deprimente. Ah, si segnala anche la presenza di qualche vacuo risvolto da torbida e un po’ squallida love story, sulla falsariga di titoli come Thirteen, Sex Crimes e My Summer of Love

 

Teenage Cocktail - film - 2016 - Netflix - poster

 

Il prequel segreto di Knock Knock

Annie (Nichole Bloom) si è appena trasferita in città con la sua famiglia.

Quando hai diciassette anni, la prospettiva di lasciarti alle spalle tutto ciò che conoscevi può essere davvero spaventosa, e Annie non accoglie certo con gioia la necessità di tuffarsi a capofitto all’interno dei tortuosi meandri sociali del suo nuovo liceo.

A scompigliare le carte in tavola provvederà il fatale incontro con Jules (Fabianne Therese), un’estroversa e scatenata ballerina che riuscirà immediatamente a catturare la sua attenzione.

Contro ogni previsione, infatti, le due ragazze riusciranno a stringere una travolgente amicizia, instaurando un intenso rapporto di complicità e ammirazione reciproca.

A poco a poco, le protagoniste inizieranno quindi a escogitare un piano per evadere dalla piccola cittadina in cui si trovano confinate, una realtà monocromatica che stride profondamente con i fantasiosi progetti di gloria di Jules. Le due giovani diventeranno sempre più intime e inseparabili, fino a escludere dalla loro routine quotidiana qualsiasi adulto o coetaneo non possa essere manipolato a proprio vantaggio.

La tensione omoerotica fra Annie e Jules salirà alle stelle, fino a sfociare in un appassionato pomeriggio d’amore.

Potrebbe sbocciarne anche, dal punto di vista cinematografico, una deliziosa, terrificante e visionaria love story… e invece no: perché Teenage Cocktail non è (purtroppo) Creature del Cielo, e Carchietta non è Peter Jackson.

Il che vuol dire che, per ogni preziosa scena carica di promesse, vitalità, tenerezza o follia, noi spettatori siamo tenuti a pagare assistendo a un sordido festino a base di banalità e superalcolici.

Teenage Cocktail - film - 2016Dopo averci pensato su per cinque minuti, Jules decide, infatti, che darsi alla prostituzione le permetterà di evitare l’ignominia di diventare una semplice commessa o cameriera di provincia. Annie, da brava cagnolina fedele, l’asseconda di buon grado e accetta di prendere parte ai suoi meravigliosi traffici.

Questa svolta fornisce al regista Carchietta l’occasione perfetta per indottrinarci a dovere sulle pericolose conseguenze dell’inquietante povertà di valori dei giovani, ossessionati solo dal mito del successo, dell’apparenza e dei soldi “facili”, nonché per trasformare l’ultimo quarto del film in una sorta di thriller improvvisato e (detto fra noi) decisamente poco coinvolgente.

Il che vuol dire anche, per logica conseguenza, che noi spettatori siamo costretti a sorbirci la pioggia di squallore retorico e la noia indicibile portate in dono dalla debole e didascalica sceneggiatura…

L’amore ai tempi della dittatura truzza

Per essere un film che dovrebbe fare della complessità psicologica il proprio fiore all’occhiello, Teenage Cocktail si ostina, secondo me, a fornire delle soluzioni narrative sorprendentemente superficiali.

Teenage Cocktail - film - NetflixSe i personaggi interpretati da Evan Rachel Wood e Nikki Reed avessero avuto a disposizione una webcam, all’epoca in cui Catherine Hardwicke girò Thirteen, il risultato delle loro sconsiderate azioni ci avrebbe indubbiamente portato a compiere riflessioni molto più pressanti e mature. E invece ci ritroviamo a seguire Le avventure di Annie e Jules a Pornoland, ovvero l’indelicata e sgraziata parabola di due bambine “cresciute” un po’ troppo in fretta; un dinamico duo convinto di essere dannatamente furbo, e proprio per questo destinato a cadere da una discreta e violenta altezza.

Peccato che Jules si riveli scialba e poco interessante, dal momento che anche un gonzo sarebbe in grado di prevedere le sue patetiche e insulse battute o reazioni, e che Anne si dimostri ancora peggio, una passiva e inspiegabile macchietta accecata dall’amore e dalla lussuria.

L’unico personaggio di Teenage Cocktail che riesce a trasmettere qualcosa, secondo me, è Frank (Pat Healy), il patetico omuncolo ossessionato dalle due avvinazzate e scatenate Lolite. Una creatura veramente spregevole e untuosa, non potrei essere più d’accordo; se non altro, però, il suo coinvolgimento riesce a gettare una nuova luce sulla storia narrata da Carchiella, e a sfumare i bordi della sceneggiatura in una maniera tale da renderci un pelino più difficile il compito di liquidare sommariamente questo mediocre e sciapo “racconto di formazione”.

 

Se ti è piaciuto Teenage Cocktail, prova a guardare anche:

iBoy (2017)

Divines (2016)

Coin Heist – Colpo alla Zecca (2017)

 

 

 

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Una risposta

  1. maggio 3, 2017

    […] Il tenente Pleasant (Gary Cole, The Good Wife), infatti, ordina a Joe di occuparsi della minaccia rappresentata da un potenziale testimone, il boss locale Manny. Lo sbirro pretende che il vegliardo finisca al camposanto con qualche mese d’anticipo (prima dell’esordio ufficiale di ogni potenziale inchiesta), nonostante l’attenta rete di sicurezza imbastita dal figlio delinquente di quest’ultimo, il violento e collerico Junior (Pat Healy, Teenage Cocktail). […]

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