American Horror Story: Roanoke (recensione serie tv)

Dopo gli eccessi psicopatologici di Hotel, stavo quasi cominciando a prendere in considerazione l’idea di chiudere definitivamente la mia burrascosa relazione con la serie tv antologica American Horror Story. Alla fine, invece, è stata la mia testardaggine ad averla vinta: ho scelto di concedere una possibilità a Roanoke, sesta stagione ufficiale del telefilm creato da Ryan Murphy nel “lontano” 2011.

E… be’, se volete scoprire com’è andata, non vi resta che continuare a leggere dopo il salto!

American Horror Story Roanoke - Stagione 6 - poster

 

Una lieve delusione, o un mezzo successo?

American Horror Story Roanoke - Sarah PaulsonCerchiamo di partire con il piede giusto, e siamo sinceri: la trama di Roanoke si dimostra, come al solito, un improbabile minestrone di stili, brandelli, intuizioni, spizzichi e frattaglie. Una coperta patchwork cucita insieme a partire da una serie di vecchie leggende appartenenti alla ricca tradizione folcloristica del New England, declinate secondo la moda (peraltro declinante) del mockumentary a sfondo sovrannaturale, e deformate dalla necessità di conciliare le esigenze logistiche di ogni singolo membro ricorrente del cast con quelle (evidentemente meno rilevanti) imposte dalla sceneggiatura.

Tempo fa, parlando di Piovono Denti, il primo episodio di Roanoke, avevo espresso la speranza che questa nuova stagione potesse tornare a splendere, o quantomeno a proporre un livello di coerenza e stabilità narrative in grado di redimere l’agghiacciante pastrocchio rappresentato da Hotel.

A visione ultimata, posso soltanto constatare che alcune delle mie aspettative sono state confermate… in parte.

Il documentario: Il mio Incubo a Roanoke

La verità è che ho continuato a trovare Roanoke uno show divertente, incalzante e piacevole da seguire, per la durata esatta di sei episodi. La storia dei coniugi Miller non brilla particolarmente per originalità, d’accordo; il loro incredibile resoconto è costellato di cliché caratteristici del genere horror, e nel complesso i personaggi sembrano abbastanza studiati a tavolino da strappare un piccolo sospiro di frustrazione.

American Horror Story Roanoke - Lady GagaMa alcune scene, personaggi o trovate si rivelano sorprendentemente efficaci, a mio avviso. I frequenti riferimenti alla colonia di Roanoke (realmente scomparsa nel corso del Cinquecento), ad esempio, basterebbero da soli a instillare un goccio di inquietudine.

Le scene che rievocano le terrificanti origini della Macellaia risultano tese, cupe, macabre e straordinariamente coinvolgenti.  Le sorelle infermiere psicopatiche, che si aggirano semi-decomposte lungo i tetri corridoi di casa Miller, aspettando solo di poter portare a compimento la loro truculenta opera di sterminio, riescono a far accapponare la pelle; mentre la Signora del Bosco (Lady Gaga) rappresenta una figura misteriosa, selvaggia e indecifrabile, che a tratti sconfina quasi nel dominio del mistico e del religioso.

Peccato che Murphy non riesca, al solito, a dimostrare la benché minima competenza nella gestione di un progetto a lungo termine.

Un’abilità che qualsiasi showrunner dovrebbe saper padroneggiare a meraviglia, se intende riuscire a tenere in vita una serie abbastanza a lungo da consentirle di svilupparsi in senso verticale o, al limite, anche orizzontale… purché non sia verso il baratro, come temo stia accadendo nel caso di American Horror Story.

La cosa buffa è che le stesse qualità che potrebbero, in teoria, rivelarsi sufficienti a trasformarlo in un discreto regista/produttore di B-movie (l’estro creativo, l’istinto per la spettacolarità gratuita e la ricerca estetica più estrema, la certosina cura per il dettaglio scenografico…), continuano a rendere le sue serie televisive deboli, vacue e incolori.

Ritorno a Roanoke: Tre Giorni all’Inferno

Il problema principale di Roanoke, secondo me, risiede proprio nell’assoluta incapacità, da parte di Murphy e degli altri curatori della serie, di focalizzarsi su un tema, un personaggio o un evento specifico, per un tempo sufficientemente lungo ad assicurarsi che questo diventi rilevante dal punto di vista dello spettatore.

American Horror Story Roanoke - Peter EvansSi tratta di un difetto che salta all’occhio con allarmante insistenza nel corso della seconda metà di questa sesta stagione, perché, nel momento preciso in cui si tenta di allungare il passo e di proporre quella che si vorrebbe tanto far passare per una svolta narrativa rivoluzionaria, tutti i nodi cominciano a venire al pettine.

Cosa si proponeva di realizzare, Murphy, girando Roanoke?

Una ghost-story ambientata nel cuore del New England, sulla falsariga di The Witch e impregnata di riferimenti ad alcuni grandi classici del passato?

Uno slasher senza troppe pretese, un horror per teenagers in preda all’umore goliardico e halloweeniano del momento?

Un ironico e divertito omaggio alla lunga e ingloriosa tradizione dei cannibal movie?

Un finto-documentario parodia di Blair Witch Project, coadiuvato dal sottovalutatissimo personaggio interpretato da Taissa Farmiga?

Ma soprattutto…

Qual è, esattamente, il progetto alla base di American Horror Story?

Più passa il tempo, e più cresce la mia inclinazione a rispondere: nessuno.

Assolutamente nessuno.

Ed è proprio per questo che la serie di Murphy non sembra destinata ad andare da nessuna parte…

Gente che va, gente che viene…

Non sarebbe giusto concludere la mia recensione, senza dedicare prima qualche riga al nutrito e compatto cast di Roanoke.

American Horror Story Roanoke - Kathy Bates - La MacellaiaSono assolutamente sicura che Murphy, per la metà del tempo, non abbia la più pallida idea di cosa stia facendo. Ciò non toglie che sia riuscito a mettere insieme un gruppo di attori straordinari, e a farli lavorare insieme in un clima di proficua serietà professionale.

Sarah Paulson, sempre più affascinante e matura (l’abbiamo ammirata di recente in Blue Jay) si conferma, ad esempio, come l’unica attrice potenzialmente in grado di raccogliere l’eredità lasciata da Jessica Lange, uscita di scena dopo la conclusione di Freak Show.

Cuba Gooding Jr., dal canto suo, è in grado di infondere un’aura di tranquilla e sicura competenza che riesce, almeno in parte, a compensare l’isterico eclettismo perseguito dalla sceneggiatura.

Denis O’Hare è il jolly di cui non potremmo mai fare a meno.

Evan Peters e Angela Bassett riescono a comunicare, attraverso i loro personaggi, un’energia e una carica vitale incontenibile.

Lily Rabe trasmette, invece, una potente impressione di sensibilità, umanità, vulnerabilità e grazia che trascende le mere battute assegnate di volta in volta al suo personaggio.

Frances Conroy… limitiamoci a dire che ci era mancata da impazzire!

Ma chi riesce davvero a rubare la scena, e a monopolizzare l’attenzione degli spettatori grazie alla sua formidabile interpretazione, è come al solito la grandiosa, inimitabile, vulcanica e straordinaria Kathy Bates.

I suoi personaggi – quasi sempre villain, o comunque canaglie della peggior specie – meriterebbero di ottenere uno show a parte.

A proposito, chissà se Murphy ha mai preso in considerazione l’idea di uno spin-off sulla Macellaia…

 

Se ti è piaciuto American Horror Story: Roanoke, prova a guardare anche:

The Witch (2016)

Penny Dreadful

The Exorcist

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5 Risposte

  1. gennaio 5, 2017

    […] In caso contrario, non si sarebbe mai neppure sognato di mettere piede sul set di American Horror Story: Roanoke… […]

  2. gennaio 5, 2017

    […] EDIT: per leggere la recensione completa di American Horror Story: Ronoake, cliccate QUI! […]

  3. gennaio 5, 2017

    […] American Horror Story: Roanoke […]

  4. gennaio 30, 2017

    […] trama ricorda un po’ quella dei primissimi episodi della serie tv American Horror Story: Roanoke: la giovane Emma (Erin Cahill) e l’affezionato marito Noah (Edi Gathegi, The Blacklist) decidono […]

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