Barry (recensione film Netflix 2016)

Barry è un film drammatico /sentimentale dedicato agli anni giovanili dell’ex presidente USA Barack Obama.

Questo anticonvenzionale biopic, diretto dal regista indiano Vikram Gandhi, è stato acquistato da Netflix e distribuito tramite il popolare servizio streaming.

Barry - Netflix - film 2016 - Poster

 

Chi è Barry?

Barry - film Netflix - Devon TerrellPrendere un personaggio della levatura di Obama, e cercare di trasformarlo nel protagonista di un dolce-amaro film di formazione.

È questa l’inconsueta idea alla base della sceneggiatura di Barry, un dramma che contribuisce a definire l’importante eredità lasciata ai posteri dall’operato del primo Presidente di colore della storia degli Stati Uniti.

La trama del film è minimalista, riflessiva e ricca di spunti introspettivi.

Tutto inizia quando il ventenne Barry (Devon Terrell) arriva a New York per iniziare l’Università. È la sua prima volta in città, e il ragazzo giunge presto a sentirsi sopraffatto da ciò che lo aspetta.

Siamo nel 1981, e la Grande Mela si presenta come un ribollente calderone di luci, colori, situazioni, conflitti, tensioni sociali, stimoli intellettuali, religioni ed etnie.

La madre di Barry (interpretata da Ashley Judd) è una professoressa bianca, colta e liberale che viene dal Kansas e se ne va sovente a spasso per il mondo, pronta a predicare i valori del femminismo e di una solida istruzione.

Suo padre, invece, un esponente del governo keniano, è quasi una figura mitologica; un uomo impegnato, brillante e pieno di passione, che tuttavia Barry non ha mai realmente avuto modo di conoscere.

Sul passaporto del giovane spicca una molteplicità di timbri, a testimonianza perpetua dei continui trasferimenti che hanno segnato la sua infanzia.

E naturalmente questo è solo uno dei motivi per cui il nostro protagonista non sembra capace di sentirsi a casa da nessuna parte, né di trovare un’identità in grado di conciliare le implicazioni insite nel suo sangue misto.

Inserirsi all’interno di una comunità, legarsi a un luogo, a un’ampia cerchia di persone… Il sogno di Barry stride con le contingenze reali del tessuto sociale in cui vive, andando a cozzare contro le dolorose implicazioni del divario che separa le privilegiate classi bianche dalle minoranze disagiate.

La problematica storia d’amore con Charlotte (Anya Taylor-Joy, già protagonista dell’inquietante film horror The Witch) non farà altro che intensificare i suoi acuti tormenti esistenziali…

La storia di un ragazzo “qualunque”…

film Netflix - Devon Terrell e Ashley JuddDa un punto di vista meramente cinematografico, il film di Vikram Gandhi risente di parecchi difetti.

La sceneggiatura, per cominciare, segue un andazzo molto dimostrativo, e si concede pochissimi momenti esaltanti.

L’obiettivo è uno, e uno soltanto: riuscire a narrare una delicata e toccante “storia delle origini”.

Il Presidente Obama non è sempre stato il grand’uomo che è oggi, è la tesi che il regista Gandhi si propone di verificare.

Anzi: c’è stato un tempo in cui la politica, il pensiero della pace nel mondo e lo stato effettivo della salute economica americana non riuscivano a occupare neppure un remoto angolino del suo cervello.

Negli anni ’80, Barack era semplicemente Barry… un ragazzo socievole e bravo a pallacanestro, dotato di un’indole ombrosa e incline alla riflessione filosofica.

Un vero e proprio “uomo del popolo”, privo di agganci e roso dall’incertezza, che non aveva idea di cosa fare del proprio futuro e intratteneva un rapporto complicato con entrambi i genitori, peraltro separati da tanti anni.

Gandhi si attiene a questa compassata e piacevole immagine per tutto il tempo, senza permette a niente e a nessuno di interferire con il suo ideale.

Per questo è essenziale che il suo Barry, testimone impotente di tante disuguaglianze e ingiustizie sociali, esca a testa alta da qualsiasi confronto; persino in campo sentimentale, laddove il nostro eroe riesce (quasi) sempre a gestire con eleganza e cavalleria i tortuosi tumulti emotivi che gli divorano segretamente il cuore.

Ne consegue un ritratto garbato, gradevole e persino affascinante del futuro Presidente… ma anche una monocromaticità di fondo che non aiuta a far decollare le sorti del film.

In Barry, infatti, pare proprio che ciascun evento, ogni singolo dialogo o situazione si svolga al solo fine di aiutare il protagonista a maturare e a diventare l’adulto coscienzioso e ricco di progetti che è oggi.

Non puoi scegliere di interpretare il film secondo una chiave di lettura diversa da quella intesa dal regista. Persino i personaggi secondari (e sono tutti secondari, paragonati a Barry) si limitano ad assolvere una funzione ben specifica, arrivando ad acquistare un senso e un significato soltanto in relazione al lento processo di maturazione del nostro protagonista.

I sogni di uno studente, i progetti di un Presidente

Devon Terrell e Anya Taylor-JoyNonostante le numerose limitazioni, Barry vanta un paio di scene autenticamente interessanti, secondo me.

Se la figura carismatica e moderata dell’odierno Obama vi affascina, non dubito che troverete il film di vostro gradimento.

La scena del primo dibattito universitario, ad esempio, è piuttosto notevole. Sollecitato dall’insegnante, Barry espone le proprie idee in embrione in merito a concetti complessi e scottanti della politica contemporanea, e lo fa con la sobrietà misurata e implacabile che da sempre lo contraddistingue.

Sentirlo parlare di autorità dello Stato, o delle responsabilità che quest’ultimo dovrebbe assumersi, per assicurarsi che le minoranze vengano protette e non schiacciate dalle pressanti prerogative della maggioranza, basta a gettare un lume rivelatorio su tanti progetti e intense battaglie sociali portate avanti nell’arco degli ultimi otto anni.

C’è solo da augurarsi, a dire il vero, che i successori di Obama non provvedano a sperperare anzitempo la sua preziosa lezione, e a ridurre in cenere i numerosi sogni di tolleranza e convivenza che l’ex Presidente si è così disperatamente prodigato per cercare di tenere in vita.

Se il film di Gandhi riuscirà a contribuire alla causa, nel suo piccolo, e ad alimentare ancora un poco l’alone di mistica leggenda che aleggia intorno a un bravo ragazzo di nome Barry…

Bè, che cosa posso dire?

Il cinema è arte, prima di ogni altra cosa.

Ma non è sempre detto che il fine educativo debba per forza cedere il passo all’estro o alla creatività individuale.

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