ReLife (recensione anime)

Di commedie scolastiche, nel mondo dell’animazione giapponese, ce ne sono davvero tante. Fra le tante troppo simili fra loro, c’è anche ReLife. Una commedia ambientata fra le mura scolastiche, con quella nota di sentimentalismo che non guasta, e una grande denuncia sociale. Composto da tredici episodi, è disponibile sottotitolato su Crunchyroll.

ReLife- cover

Progetto ReLife

Arata Kaizaki è un ventisettenne disoccupato. Dopo essersi licenziato dall’azienda per cui lavorava, per lui è diventato pressoché impossibile trovare un nuovo impiego. Vive perciò di lavoretti part-time e con l’aiuto dei soldi della madre.

Rifiutato anche all’ennesimo colloquio, però, la madre gli nega il suo aiuto. A questo punto, quando il disperato Arata non sa più che pesci pigliare, gli si palesa davanti un uomo sorridente. Si presenta col nome di Ryou Yoake, e offre al protagonista un’opportunità di trovare lavoro. Tutto ciò che deve fare è partecipare al Progetto ReLife per un anno.

OvviamReLife - 1ente, Arata non può che accettare. Prende la pillola che gli viene proposta e, il giorno dopo, si risveglia diciassettenne.

Lo scopo del progetto è quello di tornare al liceo per un anno, per permettere al soggetto di reintegrarsi nella società. Ed è così che Arata si ritrova di nuovo fra i banchi, con la testa di un uomo adulto. Eppure, la situazione è tutt’altro che semplice, perché per lui la scuola è ormai un luogo estraneo.

I primi episodi sono indubbiamente i più divertenti. Fra le figuracce di Arata e l’incapacità di relazionarsi con gli altri di Chizuru Hishiro, ci si ritrova facilmente a divorare una puntata dopo l’altra.

La vita da liceale è dura!

Il punto forte di ReLife, oltre ad alcune scene davvero spassose, sono senza dubbio i personaggi.

I protagonisti sono caratterizzati fin nei dettagli. Tutti dotati di caratteristiche esagerate per suscitare una risata, ma, contemporaneamente, molto profondi. Ho apprezzato particolarmente Hishiro, una ragazza incapace di comprendere gli altri e di relazionarsi con chiunque. Per alcuni versi, il suo personaggio era a volte talmente esagerato da ricordare l’eccentrico Sheldon.ReLife - 2

Hishiro è forse il personaggio con una crescita più evidente. Mentre lei gradualmente impara a comportarsi in mezzo alla gente, è difficile non affezionarsi a lei. Non si può non menzionare il suo sorriso inquietante, che ha causato parecchi fraintendimenti con la povera Rena. Ogni suo tentato sorriso era seguito da una mia risata.

Dal canto suo, Arata è un ottimo protagonista. Incarna la figura di un uomo dal doloroso passato, che pian piano impara a lasciarselo alle spalle. Grazie alla sua posizione, tra l’altro, ha una visuale molto ampia della moderna società giapponese. Una società marcia, che inizia a svilupparsi nel periodo del liceo per poi sfociare nel mondo lavorativo.

Ma anche i personaggi secondari vengono caratterizzati alla perfezione, anzi, forse un po’ troppo. Dopo la sesta puntata, infatti, delle vicende per nulla interessanti di soggetti di cui non interessa poi così tanto occupano la scena. Spezzano la narrazione e rendono l’anime pesante da guardare. Per fortuna, verso gli ultimi episodi torna a essere quello di sempre.

Molto buone anche le animazioni e il comparto grafico generale. Lo stesso vale per la colonna sonora: l’opening era carina, anche se era molto simile alle altre sigle degli anime di questo genere, e accompagnava bene le immagini, mentre l’ending era composta da più tracce.

Uno sguardo alla società giapponese

ReLife - 3ReLife è una commedia ma, come ho già detto, è anche una grande denuncia sociale. Una denuncia contro la società moderna e la mentalità giapponese. La situazione che vive Arata all’interno dell’azienda da cui si è licenziato non è un caso isolato, ma sono tutte così. A detta del protagonista, sono aziende di schiavisti, con degli orari impossibili e uno stipendio minimo.

Nonostante questo messaggio pesante, l’anime riesce però a mantenere quello spirito allegro e divertente caratteristico delle commedie. È insomma una serie un po’ atipica, che mi ha sorpreso e non poco.

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2 Risposte

  1. dicembre 2, 2016

    […] ReLife […]

  2. dicembre 28, 2016

    […] Relife […]

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