The Legend of Tarzan (recensione film 2016)

The Legend of Tarzan è un film d’avventura prodotto e distribuito nel 2016. La pellicola di David Yates, basata sui personaggi creati dallo scrittore Edgar Rice Burroughs, si caratterizza soprattutto per l’impronta semi-seria attribuita alla sceneggiatura e per la presenza in scena della splendida attrice Margot Robbie.

The Legend of Tarzan-poster-2016

Alexander Skarsgård, il… vampiro?!

The Legend of-Tarzan-alexander skarsgard-2016Preparatevi a incontrare un Tarzan molto diverso da quello che ricordate dalla vostra infanzia.

The Legend of Tarzan scompiglia un po’ le carte in tavola, presentando il ritratto di un ex-figlio della giungla ormai adulto e investito del titolo nobiliare.

In questa versione della storia, infatti, Tarzan (Alexander Skarsgård) e Jane (Margot Robbie) hanno da tempo fatto ritorno in Inghilterra. Si sono sposati e hanno occupato il loro posto all’interno della rigida scala sociale inglese.

Una vita che va un po’ stretta a Jane. La donna, infatti, è cresciuta fra le popolazioni indigene del Congo, abituandosi a sfuggire alle tristi convenzioni dell’apparato nobiliare.

La nostalgia di casa, dell’Africa e dei cari amici di un tempo, per Jane ormai è una compagna costante.

Il sentimento è condiviso, presumibilmente, anche da Tarzan. E’ impossibile affermarlo con certezza: l’interpretazione di Skarsgård è talmente criptica da trasformare in un completo azzardo qualsiasi possibile speculazione in merito al reale stato emotivo del suo personaggio.

La prima parte del film, a mio avviso, risulta pesantemente appiattita dalla sua totale assenza di partecipazione.

In pratica continuiamo a vedere Skarsgård trascinarsi in giro con l’espressione impassibile e un’aura di eterna dannazione drappeggiata intorno alle spalle. Avvolto in un pastrano nero, con i lunghi capelli al vento e lo sguardo ombroso, pare quasi saltato fuori dal set di un episodio di Penny Dreadful.

O forse il problema è un altro. Si sarà accorto, Skarsgård, che i tempi di True Blood sono finiti da un pezzo?

Il ritorno…

The Legend of Tarzan-margot robbiePer nostra fortuna, provvede il dottor George Williams a vivacizzare un po’ la situazione.

Il personaggio del diplomatico americano, interpretato da Samuel L. Jackson, giunge come una manna dal cielo.

Dopo aver spiegato ai coniugi la difficile situazione in cui si trova il Congo, infatti, l’uomo convince Tarzan e Jane a tornare in patria.

Peccato che l’intera situazione si riveli l’equivalente della classica trappola in stile Duffy Duck e Bugs Bunny. Il perfido Leon Rom (Christoph Waltz), istigato dal guerriero Mbonga (Djimon Hounsou), progetta infatti di catturare il figliol prodigo e consegnarlo ai suoi antichi nemici…

The Legend of Tarzan si rivela un film per ragazzi abbastanza godibile, tutto considerato. Come i lavori precedenti di David Yates, tende semplicemente a prendersi un po’ troppo sul serio. E a tirarla per le lunghe in circostanze che avrebbero richiesto una mano più leggera, esuberante e creativa.

Ho sicuramente apprezzato l’idea di confezionare un sequel, piuttosto che ripiegare sull’ennesimo, inutile reboot. Credo che nessuno avrebbe sopportato la prospettiva di un altro, soporifero polpettone dedicato alle origini di Tarzan.

Parte dell’originalità di questa trovata viene sciupata, tuttavia, dall’inserimento di numerosi e scialbi flashback, volti apparentemente a enfatizzare il legame di Tarzan con il regno naturale o con Jane.

Siamo lontanissimi dalle vette di profondità e intelligenza raggiunte dalla recente trasposizione in live action de Il Libro della Giungla, bisogna dirlo. Molte tematiche-chiave vengono a malapena citate, sacrificate sull’altare della spettacolarità visiva e dell’intrattenimento a buon mercato.

Un’immortale leggenda, o… un grande flop?

The Legend of Tarzan-christoph-waltzCiò che stupisce maggiormente, secondo me, è la totale incapacità di Yates di gestire le componenti del suo film in maniera ottimale. Stiamo parlando di un regista che aveva a disposizione ogni genere di risorsa, o quasi: l’ironia di Samuel L. Jackson, la spigliata e graziosa verve di Margot Robbie, un budget altisonante, effetti speciali mozzafiato, un brand entrato ufficialmente a far parte dell’immaginario collettivo…

Per non parlare di un fenomeno al quale mai e poi avrei creduto di poter assistere in prima persona: un’interpretazione di Christoph Waltz calma e controllata, ripulita da qualsiasi inutile tendenza alla nevrosi e alla gigioneria.

Nelle mani di un regista dalla personalità più spiccata, onestamente, credo che Legend of Tarzan avrebbe potuto aspirare a comunicare di più. Arrivare concretamente a parlare di qualcosa, o anche solo presentarsi come un blockbuster in grado di intrattenere e divertire per due ore filate, anziché a intermittenza, e solo alla lontana.

Se ti è piaciuto The Legend of Tarzan, potresti considerare l’idea di guardare anche:

The Great Wall

Il Libro della Giungla

John Carter

Rogue One: A Star Wars Story

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6 Risposte

  1. dicembre 20, 2016

    […] The Legend of Tarzan (2016) […]

  2. febbraio 9, 2017

    […] The Legend of Tarzan (2016) […]

  3. febbraio 13, 2017

    […] davvero a suo agio nei panni del paterno e affettuoso Ray (molto più che in quelli di Tarzan, nel recente reboot diretto da David Yates, in ogni caso…), mentre la brava Andrea Riseborough riesce a conferire al suo personaggio quella […]

  4. marzo 5, 2017

    […] del prezzolato assassino combatterà la vulcanica, delirante e iconica Harley Quinn (Margot Robbie, l’incantevole Jane del recente reboot The Legend of Tarzan), l’ex Regina del Crimine di Gotham ormai caduta in […]

  5. marzo 14, 2017

    […] certo qui: il granitico Alexander Skarsgård (già protagonista dell’avventuroso blockbuster The Legend of Tarzan), l’istrionico Adam Scott (Krampus – Natale non è sempre Natale) e l’eccezionale Laura […]

  6. aprile 25, 2017

    […] singolo membro del cast (a eccezione del bel tenebroso Alexander Skarsgård, che – dai tempi de The Legend of Tarzan in poi – continua a darmi parecchio da pensare… ) ha compiuto un lavoro tale da essersi meritato […]

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