Divines (recensione film Netflix 2016)

Divines è un film thriller/drammatico diretto dalla regista Houda Benyamina.

Distribuito da Netflix su scala globale, questo provocatorio e vivace affresco della micro-criminalità dei sobborghi parigini si è aggiudicato il premio Caméra d’Or durante la scorsa edizione del Festival di Cannes.

Continuate a leggere la recensione per scoprire il perché…

poster-divines-film

Le rivolte del 2005

In un’illuminante intervistadivines-houda benyamina rilasciata al quotidiano The Guardian, la regista Houda Benyamina ha dichiarato che la sceneggiatura di Divines è stata ispirata dai recenti tumulti dei banlieue francesi.

Meglio fare un film, che costruire una bomba”, ha dichiarato l’artista, nel suo consueto modo di fare eloquente e ribelle. Uno spirito combattivo e arguto che si riflette pienamente nell’anima del suo film.

Si usa il termine banlieu per indicare “l’area periferica dei grandi agglomerati urbani francesi”. Non è sempre detto che debba trattarsi di quartieri poveri o disagiati. Ma presso alcune grandi città, è un fatto che i banlieu siano piagati dalla miseria e infestati dalla criminalità. In queste zone, la gente vive stipata in minuscoli condomini oppure all’interno di vere e proprie baraccopoli. Le condizioni possono variare, a seconda di uno spettro che va’ dal “disgraziato e infelice” al “mortalmente disperato”.

In principio, queste baraccopoli furono erette per accogliere gli immigrati africani accorsi a frotte dalle rispettive colonie. Stiamo parlando degli anni ’50, del piano di ricostruzione post-bellico e di un momento storico in cui il ritrovato slancio dell’economia mondiale ancora prometteva benessere e opportunità per tutti.

Al giorno d’oggi, quelle aree sovraffollate e dimenticate da Dio offrono rifugio ai nipoti e ai figli di quelle generazioni di profughi coraggiosi e pieni di speranza.

Uomini, donne e bambini, per lo più di fede mussulmana e pelle scura, costretti in molti casi a vivere nella miseria e nell’indigenza perpetua…

Una storia di formazione: Dounia e Maimouna

divines-dounia - Oulaya AmamraInutile specificare che violenza e criminalità, in luoghi come quelli che abbiamo appena descritto, vengono spesso visti dai locali come i soli mezzi praticabili per riuscire a evadere da una simile gabbia di tragedia e squallore.

La trama di Divines si concentra sull’intenso legame d’amicizia che unisce una coppia di ragazzine figlie di questa problematica realtà quotidiana.

I loro nomi sono Dounia (Oulaya Amamra) e Maimouna (Déborah Lukumuena).

Per quanto diverse, le due giovani hanno attraversato i momenti peggiori della loro vita imparando a fare affidamento l’una sull’altra. Sono entrambe un po’ ribelli, ciascuna a modo proprio; ma è soprattutto Dounia a sognare la redenzione e il riscatto, la possibilità di spezzare le catene della povertà attraverso l’unica strada che l’esperienza le abbia mai mostrato: lo spaccio di droga, la truffa, la ruffianeria e il ladrocinio.

Ora…

Provate a immaginare Robert de Niro e Harvey Keitel che se vanno a zonzo per le strade di New York, in un vecchio film di Martin Scorsese.

Ecco, in questo modo riuscirete forse a farvi una vaga idea di quali possano essere il clima e le personalità forgiate dall’ambiente rappresentato nella pellicola della Benyamina.

Amore, amicizia e rivalità

divines-film - Maimouna - Déborah LukumuenaPer come la vedo io, il cast di Divines è riuscito a compiere un lavoro straordinario.

Il realismo e la rabbiosa aggressività sottintesi da ogni gesto e ogni parola, da ogni sguardo e ogni imprecazione, detengono il potere sovrannaturale di sconvolgerti con la massima naturalezza e la massima efficacia.

L’interpretazione della giovanissima Oulaya Amamra, in particolare, è veramente lodevole. La sua Dounia è una forza della natura. Vulcanica, feroce, sboccata e inarrestabile. Eppure, a tratti l’attrice riesce far trapelare con delicatezza e sensibilità anche l’estrema vulnerabilità di questo personaggio: il suo dolore, la sua vergogna e, soprattutto, la vera identità della bambina nascosta appena sotto la ruvida corteccia della dura monellaccia di strada.

In una delle mie scene preferite di Divines, troviamo Dounia e Maimouna sedute l’una accanto all’altra, sotto un cielo notturno trapuntato di stelle. La loro conversazione, infarcita di riferimenti alla cultura mussulmana, bisbigliata con voce colma di mistico stupore reverenziale, è riuscita a entrambi sotto la pelle in modi che non mi sarei aspettata.

L’amicizia fra le due ragazze svolge un ruolo centrale all’interno della trama. Ma Divines concede ampio spazio anche all’esplorazione di altre relazioni, altre storie, altri personaggi.

Kevin Mischel (nei panni del danzatore di strada Djigui) interpreta l’unico modello realmente positivo del film. Chiunque, nel vedere il suo personaggio interagire o (meglio ancora) danzare, riuscirebbe a capire che anche lui, come il resto degli abitanti del baliueu, si sente confuso e arrabbiato. E a buon ragione, naturalmente.

Al contrario della maggior parte dei suoi coetanei, tuttavia, lotta per cambiare la propria posizione ed esprimere quella furia distruttiva attraverso l’arte, l’impegno e la creatività.

Rebecca (Jisca Kalvanda) rappresenta invece tutto ciò che Dounia vorrebbe spasmodicamente diventare, senza tuttavia arrivare a comprenderne appieno il prezzo. Per Moimouna, che ha alle spalle una famiglia, un sostegno al quale aggrapparsi, la spacciatrice rappresenta forse soltanto uno stile di vita impossibile e la possibilità di tirar su qualche soldo extra.

Ma per Dounia, senza un padre, con una madre alcolista a carico, è diverso.

L’inevitabilità del suo destino pare cristallizzarsi in condanna nel momento esatto in cui Rebecca decide di prenderla sotto la sua ala, offrendole finalmente la possibilità di realizzare il suo sogno…

Divines

film divines 2016Divines è un bel film, forse perfino un bellissimo film, che riesce a coniugare in maniera encomiabile la volontà di raccontare una storia importante, all’esigenza di denunciare una situazione oltraggiosa e insostenibile.

La sceneggiatura, scritta divinamente, riesce a farti sgranare gli occhi, accelerare il cuore, digrignare i denti in preda all’indignazione e alla frustrazione.

Dal canto suo, la Benyamina riesce a comunicare la sua posizione con estrema chiarezza. Il messaggio giunge forte, appassionato e inequivocabile: la gente del banlieu è stata tradita, abbandonata a se stessa e costretta a rotolarsi nel suo stesso “marciume”. Il governo ha distolto lo sguardo. Le autorità, spesso e volentieri, si rifiutano di intervenire e lasciano donne e bambini alla mercé degli sciacalli.

Della stessa colpa si sono macchiate le classi borghesi, le popolazione bianche e agiate delle grandi città, che ormai non sembrano avere a cuore altro che la propria preservazione.

Divines è un film molto “politico”, quasi militante, insomma, sotto questo punto di vista. Ma riesce a dimostrare un potenziale cinematografico non indifferente, nel momento in cui riesce a stabilire una connessione intima e autentica con i suoi spettatori.

Altri Film Originali Netflix recensiti:

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