Black Mirror – Playtest (terza stagione)

Charlie Brooker, il creatore di Black Mirror, ci aveva promesso un’incursione in sei generi diversi nell’arco di questa terza stagione. Bisogna ammettere che lo sceneggiatore è stato di parola: in Playtest, il confronto è niente meno che con l’horror

Black Mirror

Playtest

(Terza Stagione: Episodio 2)

 

Il viaggiatore

black mirror-playtest-cooperIl protagonista di Playtest è Cooper (Wyatt Russell), un ragazzone americano impegnato in uno spericolato giro intorno al mondo. Giovane e dinamico, spigliato e semplice come la torta di mele, il giovane incarna un po’ tutti gli stereotipi che noi europei siamo soliti associare ai turisti statunitensi, ma non nell’accezione negativa del termine. Anzi.

Cooper sarà sicuramente chiassoso, scavezzacollo e un po’ infantile, ma dimostra anche di possedere una notevole sensibilità. Ingenuo e spiritoso, riesce ad accattivarsi le nostre simpatie sin dal momento in cui lo vediamo tentare di consolare con una bimba spaventata, a bordo dell’areo destinato a portare entrambi molto lontano da casa.

I vagabondaggi del ragazzo culmineranno con una breve sosta in Inghilterra. Dopo un breve flirt in un tipico pub londinese, Cooper finirà fra le braccia della bella Sonja (Hannah John-Kamen). Innescherà in questo modo una drammatica catena di eventi, destinata a modificare radicalmente le sue prospettive…

Il cambio di registro, in relazione all’atmosfera, a questo punto tende a farsi così marcato da lasciare a bocca aperta.

Se è vero, infatti, che i primi quindici, venti minuti di Playtest fanno pensare a un ipotetico episodio mancante di Easy, bisogna anche specificare che il resto della puntata fa presto ad adeguarsi agli standard cupi e surreali che ormai abbiamo imparato ad aspettarci da Black Mirror.

Beta Tester

black-mirror-playtest-saitoNella seconda parte di Playtest, Cooper viene selezionato per testare un rivoluzionario prototipo di survival horror. Nel caso in cui non foste videogiocatori incalliti, vi basti sapere che si tratta di esperienze videoludiche molto coinvolgenti.  Nella realtà dei fatti, occorre impersonare un personaggio posto in una situazione di costante tensione e pericolo, e cercare di garantire la sua sopravvivenza in un ambiente ostile.

Nel gioco che Cooper viene chiamato a testare, naturalmente, il protagonista assoluto del “gioco” sarà proprio lui stesso.

Il sinistro maniero ideato dal genio informatico Shou Saito (Ken Yamamura) ricorda da vicino il set di uno slasher italiano anni ’70. Idem dicasi per le psichedeliche e “immersive” musiche di accompagnamento. L’apparato scenografico, vagamente reminiscente di ogni singolo monster-movie della nostra adolescenza, riesce a esercitare un notevole fascino sui nostri sensi confusi e stupefatti.

Mentre il confine fra realtà e illusione comincia ad assottigliarsi, noi spettatori veniamo assaliti da un’ondata di dubbi. Stranamente, però, l’esperienza non si traduce in un forte senso di disagio. Al contrario: soprattutto all’inizio, la curiosità resta l’emozione dominante, unita a un sincero interesse nei confronti delle sorti di Cooper.

Riuscirà il ragazzone a sopravvivere al guaio in cui è andato a cacciarsi, e a riportare le penne a casa ancora intatte?

Ma soprattutto… quello a cui stiamo assistendo è ancora un episodio di Black Mirror, oppure dobbiamo supporre che Tales from the Crypt, con il suo corredo di ragni, scricchiolii, dolcetti e scherzetti vari, sia tornato in auge senza che nessuno si sia preso la briga di avvisarci?

Playtest

black mirror-playtest-gameRisatine malefiche dello Zio Tibia a parte, ritengo che Playtest racconti una delle storie più divertenti, assurde e terrificanti di sempre. Dal punto di vista dell’intrattenimento puro, l’episodio ha indubbiamente molto da offrire.

Come se non bastasse, la recitazione è di ottimo livelli. I dialoghi scorrono in maniera fluente, credibile e disinvolta. Lo scioglimento della trama è interessante, e devo dire che trovo arguto (oltre che inquietante) il parallelismo con la malattia mentale cui si accenna nella parte finale dell’episodio.

Eppure non si può neppure mancare di riportare, al tempo stesso, una certa mancanza di profondità, di spessore psicologico. Chiaro che, nell’ambito di una serie “impegnativa” e dark come Blak Mirror, la presenza di un episodio dalle tonalità più leggere ci può anche stare.

Del resto, la tematica della memoria, colonna portante di Playtest, era stata trattata in modo molto più “serio” e d’impatto in The Entire History of You. Non so voi, ma io credo che difficilmente si possa sperare di realizzare un episodio più complesso, spietato e struggente di quello.

In ultima analisi, Playtest resta insomma una “mini-pellicola” spassosa, originale e spaventosa. Una serie di efficaci colpi di scena costella la sceneggiatura. Il finale riuscirebbe tranquillamente a gelare il sangue nelle vene dello spettatore più smaliziato.

Che cosa posso aggiungere? Magari i produttori, i registi e gli sceneggiatori di film horror odierni riuscissero a trarre un po’ di ispirazione dal lavoro di Brooker!

Altri episodi di Black Mirror recensiti:

Hated in the Nation

Nosedive

Shut Up and Dance

Men Against Fire

San Junipero

Lascia un commento

Potrebbero interessarti anche...

3 Risposte

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *