7 Años: La recensione del film Originale Netflix

Il film originale Netflix di cui vorrei parlarvi oggi si chiama 7 Años. Si tratta di una produzione spagnola molto interessante, che si sofferma a esplorare un conflittuale rapporto di complicità/rivalità fra amici.

Se volete saperne di più, continuate a leggere la recensione oltre la locandina…

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4 amici e un paio di manette

7 Años-marcel-e-carlosQuando il ricco Marcel (Alex Brendemühl) riceve una telefonata allarmante, capisce che per lui e i suoi tre soci in affari è giunto il momento della resa dei conti. Il fisco è sulle loro tracce; qualcuno deve aver notato le imprecisioni nei conti e informato chi di dovere.

Il CEO della compagnia convoca gli amici e colleghi e li mette al corrente della situazione. A poco a poco, in un clima di crescente sbigottimento, i tre uomini e la donna che formano il consiglio di amministrazione dell’azienda cominciano a rendersi conto della portata del guaio in cui sono andati a cacciarsi. Se uno di loro non accetterà di addossarsi la colpa della frode, scagionando gli altri, l’azienda sarà spacciata. Il problema è che nessuno di loro è pronto a sacrificarsi per gli amici e finire in prigione.

Disperati, i quattro decidono allora di mandare a chiamare un certo José Veiga (Manuel Morón). L’esperto mediatore aziendale avrà l’incarico di aiutarli a decidere, tramite un intenso e sofferto colloquio, chi dovrà pagare una penitenza pari a sette anni di detenzione, e chi invece potrà camminare fuori da quella stanza a testa alta, libero e indisturbato.

Durante il colloquio, emergeranno vecchi rancori, amarezze semi-sopite e sentimenti insospettabili, destinati a incrinare profondamente il rapporto di antica data che lega i quattro membri del consiglio. In tono calmo, pacato e ragionevole, Veiga esorta ciascun personaggio a esprimersi e a elencare le ragioni per cui qualcun altro dovrebbe finire in galera al posto loro. La cosa peggiore, naturalmente, è che li obbliga a chiamare quel capro espiatorio per nome e cognome.

La mediazione

7 Años-vero7 Años è un piccolo film a basso budget. In termini di costumi, fotografia o scenografie, non concede quasi niente. Solo lo stretto indispensabile: cinque attori riuniti intorno a un tavolo, una scacchiera, e un anonimo ambiente lavorativo alle loro spalle.

C’è da dire, però, che la sceneggiatura offre di picchi di drammaticità intensi ed emozionanti. Il cast, inoltre, è composto da un quintetto di attori  davvero in gamba.

La migliore è Juana Acosta, nei panni di Vero, una donna forte e fragile al tempo stesso. Nei momenti in cui si confronta con Marcel, o tiene testa alle insistenti accuse di Carlos (Juan Pablo Raba), l’attrice colombiana si dimostra coinvolgente, espressiva e credibile ai massimi livelli. La sua interpretazione si libra almeno una spalla al di sopra di quelle degli altri.

Il personaggio che più mi ha colpito, guardando 7 Años, è invece quello di Luis (Paco León). I suoi soci fanno presto a definirlo l’anello debole del gruppo. In realtà, è proprio Luis ad avere il coraggio di dar voce ad alcune atroci e sconvolgenti verità relative ai concetti di amore, famiglia e amicizia. Quando il dialogo inizierà a farsi acceso, e i suoi colleghi a darsi addosso l’un l’altro come lupi affamati, sarà anche l’unico a mostrare un autentico senso di rimpianto per i legami che, durante quella nottata di tensione infernale, verranno forse irrimediabilmente compromessi.

7 Años

7 Años-luisSe volete avere un’idea di cosa potrebbe aspettarvi, pensate a 7 Años come a una sorta di cupa e sobria versione de I Segreti di Osage County.

Il regista Roger Gual riesce a trarre il meglio dalla personalità di ciascun attore, secondo me, e questo rappresenta senz’altro un grande vanto. Il direttore artistitico pone la tecnica al servizio della valorizzazione espressiva di ciascun personaggio, senza per questo rinunciare alla possibilità di inserire qualche carrellata un po’ più complessa qua e là, allo scopo di vivacizzare il tutto.

Chiaramente, 7 Años resta un film molto intimista, molto graffiante e (soprattutto) molto “parlato”. Il mio consiglio è di guardarlo in lingua originale, a prescindere dal vostro livello di spagnolo. Doppiato, semplicemente non avrebbe senso.

 

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