Containment (recensione serie tv)

Se pensate di aver già visto abbastanza film e serie televisive dedicate all’argomento “contagi & virus letali”, probabilmente troverete l’idea alla base di Containment abbastanza datata…

Eppure posso garantirvi che, nonostante le apparenze, i tredici episodi scritti da Julie Plec riescono a garantire qualche momento di sano intrattenimento!

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Containment

containment-lexPrima di tutto, occorre ricordare che Containment è il remake di una serie belga chiamata Cordon. In Italia non abbiamo mai avuto modo di vederla, purtroppo, ma a quanto pare i toni drammatici e l’alta qualità della recitazione sono riusciti ad attirare l’attenzione dei produttori americani.

Ultimamente, abbiamo assistito a diversi show incentrati sul concept di una terribile epidemia destinata a fare strage della razza umana. The Strain, Helix, Twelve Monkeys, Z Nation, The Walking Dead… sono solo alcuni fra i titoli più popolari.

Ciò che distingue Containment dal resto della parata, è senz’altro la completa assenza di qualsivoglia riferimento al genere horror. Al contrario: la serie cerca di perseguire un approccio all’argomento molto scientifico e “plausibile”.

La sceneggiatura focalizza l’attenzione su un gruppo di personaggi rimasti invischiati al centro di una crisi spaventosa.

Quando un morbo insidioso e letale inizia a diffondersi all’interno di un quartiere densamente popolato della città di Atlanta, alla Sicurezza Nazionale non resta che istituire un cordone di sicurezza intorno all’area esposta e dichiarare lo stato di quarantena.

Il poliziotto Jake (Chris Wood), la maestra Kathy (Kristen Gutoskie), l’adolescente Theresa (Hanna Mangan-Lawrence) e l’esuberante Jana (Christina Moses) vengono confinati all’interno di un’area di contenimento che contiene svariate migliaia di persone. Chiusi dentro insieme al virus, per così dire, e completamente isolati dal resto del mondo. L’unico scienziato al lavoro su una potenziale cura è il giovane dottor Victor Cannerts (George Young). Il problema è che anche lui viene a trovarsi “dal lato sbagliato” della barricata…

Nel frattempo, fuori dal cordone, il maggiore Lex Carnahan (David Gyasi) viene convocato da Sabine Lommers (Claudia Black), la donna a cui è stato affidato l’incarico di evitare la propagazione dell’infezione…

L’inizio della fine

containment-jakeGli episodi iniziali di Containment, a mio avviso, sono anche i migliori.

Si comincia con una rapida carrellata di “scene dall’Apocalisse” relative al giorno 13 dall’inizio del contagio, per poi tornare indietro al giorno 1.

Ciò che intravediamo, durante questo brevissimo flashforward di apertura, ha sicuramente il potere di catturare la nostra attenzione. Violenza nelle strade, fame, isteria di massa, follia collettiva… Non occorre improvvisarsi profeti, per capire che le conseguenze del cordone sortiranno effetti collaterali disastrosi.

Se provate a pensarci, è soltanto ovvio. Dopo pochi giorni di isolamento, la zona di Atlanta posta sotto lo stato di quarantena comincia ad assumere i connotati anarchici e criminali che abbiamo imparato ad aspettarci leggendo The Dome. La minaccia più grande, a un certo punto, non sembrerà più neppure la malattia. Saranno piuttosto l’avidità, il vizio e la stupidità umani a mettere in pericolo la vita dei personaggi.

Si tratta di un risvolto affascinante, che la trama di Containment riesce a portare correttamente alla luce.  Più che sull’epidemia, la Plec sembra infatti intenzionata a porre l’accento sui rapporti umani, e sul loro evolversi o lento degradarsi all’interno di una situazione stressante prolungata quale la permanenza forzata all’interno del cordone. Non sempre i protagonisti si rivelano campioni di complessità psicologica, ma bisogna dire che i loro processi di interazione sono stati curati con molta attenzione.

I personaggi

containment-lommersHo ragione di sospettare che la maggior parte degli spettatori si troverà in disaccordo con me, ma confesso di aver trovato intrigante soprattutto l’ambivalente personalità della Lommers.

Il destino della dottoressa a capo delle operazioni di contenimento è senz’altro quello di attirarsi le antipatie del pubblico. I suoi modi autoritari, freddi e implacabili entrano spesso in collisione con i sentimenti di Lex e con quelli degli spettatori, partecipi dei drammatici sconvolgimenti in atto all’altro capo del cordone.

Eppure la Lommers resta uno dei personaggi più riusciti, complessi e interessanti della serie, secondo me. Soprattutto perché, fino alla fine, le sue intenzioni e l’esatta natura del suo carattere restano un assoluto mistero.

Che è più di quanto si possa riportare a proposito della maggior parte degli altri co-protagonisti.

Credo sia questo il principale difetto di Containment; una mancanza di imprevedibilità e colpi di scena che, con lo scorrere degli episodi, comincia a farsi sempre più evidente. Persino la ricerca del Paziente Zero, alla fine, si conclude con un esito scontato.

Chiaro che provare compassione, o addirittura arrivare ad affezionarsi a personaggi come Kathy o Bert (Charles Black), risulta istintivamente più facile.

La sceneggiatura ti serve ogni cosa su un piatto d’argento: non c’è nulla su cui riflettere, niente da ponderare. A ciascuno personaggi viene preassegnato un ruolo specifico. Jana e Jake rappresentano il coraggio. Kathy incarna la purezza. Susy la debolezza. Dennis l’arroganza. Teresa e Xander l’innocenza. Lex la lealtà e il senso del dovere.

E così via, così via.

Durante la visione, non avrete alcun bisogno di provare a spremervi le meningi per decidere da che parte stare, insomma.

Qualcuno avrà già provveduto dall’alto a tracciare per voi ogni possibile linea di demarcazione fra il Bene e il Male.

Una serie autoconclusiva

containment-jake-e-kathyCon questo, non voglio che pensiate che Containment rappresenti soltanto un mucchio di banalità insensate.

In qualche modo, e nonostante le vistose forzature, la trama riesce a catturare l’attenzione. Il ritmo frenetico, quasi indiavolato degli episodi viene soltanto parzialmente guastato dalle frequenti concessioni al romance e a una serie di zuccherosi risvolti melodrammatici.

Nei momenti di massima difficoltà, una splendida colonna sonora, dalle tonalità pop e decisamente “furbette”, viene abilmente in soccorso della sceneggiatura.

Il montaggio, poi, è stato eseguito in maniera impeccabile. Obbedisce al solo, unico e glorioso imperativo di amplificare qualsiasi possibile appiglio emotivo offerto dalle immagini.

Il punto è questo: dopo il decimo episodio, Containment comincia a impantanarsi in un groviglio di retorica e sotto-trame che ne penalizza seriamente la visione. Tempo altre cinque, sei puntate, e sarebbe probabilmente degenerato in un polpettone inguardabile.

Ma la serie è sempre stata pensata come autoconclusiva; perciò, anche se una o due cosette sono state lasciate in sospeso, la buona notizia è che non arriverà alcuna disastrosa seconda stagione a rovinare quel poco, o tanto che sia, di buono che fin qui era stato fatto.

 

Se ti è piaciuto Containment, prova a guardare anche:

The Girl With All The Gifts (2016)

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